I cerchi magici

Se il problema degli agenti televisivi onnipotenti porta come conseguenza l’aumento smisurato dei corrispettivi ad alcuni personaggi, in netto contrasto con le condizioni economiche del Paese e con le miserabili pensioni sociali, un ulteriore disagio è la canalizzazione delle scelte attoriali che non riflettono più capacità e coerenza con i ruoli ma solo potere, amicizie e frequentazioni di varia natura.

Inevitabile è la constatazione della totale assenza di attori nazionali di respiro internazionale, e la triste realtà della assenza dei nostri prodotti dai mercati esteri.

Infatti premesso che la percentuale di fatturato nel nostro paese di prodotti nostrani è quando va bene la metà, ma più spesso un terzo di quella che si verifica in Francia, Germania e Spagna, un abisso ci separa dalle vendite di prodotto nel mondo di questi paesi.

Non è difficile comprendere che un fenomeno, quello degli attori, si accompagna a quello delle vendite, in quanto l’assenza di notorietà dei nostri protagonisti è causa e risultato della miseria delle nostre storie. Pretendere di far apprezzare nei mercati esteri film come “tramite amicizia”, con un attore tipicamente napoletano ed una trama che ripercorre tematiche di corruzione ambientale tipiche del nostro Paese, è operazione impossibile, come peraltro è stato impossibile piazzare in Europa il formato in due puntate delle fiction, sconosciuto e non usato, utile invece allora a Saccà per moltiplicare “diciamo” le occasioni.

Torna pertanto a manifestarsi la caratteristica principale dei nostri prodotti audiovisivi, e cioè che i produttori non si aspettano ricavi dal loro lavoro, ma guadagnano prima di terminare l’opera.

Quello che succede dopo, cioè nulla, non li sorprende minimamente.

Per quanto riguarda gli attori, salvo il caso degli agenti onnipotenti, la loro presenza lavorativa è spesso affidata a personaggi di nessuna autorevolezza, che portano avanti stancamente una routine di nomi e fotografie di cui non si fidano nemmeno loro sapendo in partenza che gli interpreti verranno scelti dai burocrati.

Non c’è ricerca, non c’è analisi, non c’è costruzione del personaggio, non c’è sensibilità artistica.

Quando per puro caso un attore viene valorizzato da un ruolo fortunato, gli pseudo agenti si attaccano a lui come cozze e si fanno trascinare in giro cercando di sfruttarlo fino dove possibile.

In questi casi fanno il lavoro che potrebbe fare un maggiordomo, cercano di soddisfare capricci e stranezze, di incastrare date, vacanze, raffreddori ed innamoramenti, e formulano contratti ricopiati su internet dei quali capiscono ben poco. Ma poi sono ferrei nel chiedere il rispetto delle scadenze, trasformandosi in cani lupo che non transigono sui soldi. In Italia, poi, ed è realmente assurdo, la retribuzione dell’agente la paga la controparte, cioè quello con il quale teoricamente si dovrebbe discutere, e con il quale invece conviene accreditarsi!

Miracolo della subordinazione ai soldi.

Avv. Michele Lo Foco

Noi ce la siamo cavata

A trent’anni dall’uscita del film di Lina Wertmüller  ecco come è cambiata la vita di Adriano Pantaleo e degli ex alunni di Paolo Villaggio.

Roma, 20 febbraio 2023 – Il docu-film Noi ce la siamo cavata diretto da Giuseppe Marco Albano (regista vincitore del Nastro d’Argento con il cortometraggio Stand by me e del David di Donatello per Thriller), portato nei cinema da Lo Scrittoio, dopo il debutto al 40° TFF Torino Film Festival, l’anteprima napoletana del 5 gennaio scorso seguita da un tour ancora in corso in numerose sale italiane, fa tappa a Roma.

Ad ospitare l’attesissima proiezione alla presenza del regista e di parte del cast sarà il Cinema Lux, lunedì 27 febbraio alle ore 20.30; Adriano Pantaleo e i suoi ex compagni della terza B della scuola elementare di Corzano saranno introdotti in questa circostanza dalla giornalista cinematografica Giulia Bianconi.

Parallelamente al tour nelle sale accompagnato dal regista e dal cast, il film per raggiungere il maggior numero di spettatori possibile ha anche iniziato la propria circuitazione sulle principali piattaforme web; per questo agli spettatori presenti al cinema Lux di Roma sarà fornito un gentile omaggio  proprio al fine di promuovere la diffusione del film on demand.

Il film racconta in modo affettuoso e divertente, tra ricordi e interviste ai protagonisti, le vite di quei giovanissimi attori che trent’anni fa furono i protagonisti di Io speriamo che me la cavo, cult cinematografico della grande regista Lina Wertmüller, tratto dall’omonimo best seller di Marcello D’Orta.

L’idea di Noi ce la siamo cavata è nata ad Adriano Pantaleo nel 2020 con l’avvicinarsi del trentennale dell’uscita del film e la consegna dell’Oscar alla carriera a Lina Wertmüller. Adriano Pantaleo e Giuseppe Marco Albano, ne hanno parlato subito a Lina, entusiasta del progetto e che proprio al documentario ha concesso l’ultimo affettuoso contributo poco prima della sua scomparsa nel dicembre 2021. Tra i protagonisti del viaggio: Isa Danieli, Gigio Morra e Paolo Bonacelli, il produttore Ciro Ippolito, il co-sceneggiatore Andrej Longo e la casting director Maria Rosaria Caracciolo.

Prodotto da Mediterraneo Cinematografica e Terranera, con il contributo di Regione Campania e la collaborazione di Film Commission Campania, il film, diretto da Giuseppe Marco Albano, scritto con l’attore Adriano Pantaleo e lo scrittore e sceneggiatore Andrej Longo, story editor Cinzia Masòtina, è distribuito al cinema da Lo Scrittoio.

Prossimo appuntamento a Roma il 7 marzo, al Cinema Barberini.

La direzione