Con questo articolo si vuole rendere omaggio a uno dei festival cinematografici più interessanti e innovativi sorti in Italia il secolo scorso. Si tratta degli “Incontri Internazionali del cinema di Sorrento”, kermesse che si è svolta annualmente dal 1963 al 2003 presso la città partenopea, divenuta nota in tutto il mondo attraverso l’immortale canzone Torna a Surriento, composta da Erneste de Curtis nel 1894. Probabilmente molti si domanderanno del perché rievocare questo determinato festival e non altri? Benché questo festival è risorto nel 2016, con differenti modalità adatte al nuovo millennio, è giusto ricordare la scomparsa di un “classico” appuntamento cinematografico che, durante i suoi svolgimenti, fece scoprire differenti cinematografie internazionali; ogni edizione era un focus cine-monografico su uno specifico paese. Come sottolinea l’intestazione della kermesse, l’accento era posto sugli incontri, tra spettatori/critici con le opere proiettate, e incontri tra le persone, che potevano discettare su quanto avevano appena visto. Gli “Incontri internazionali del cinema di Sorrento” erano una finestra sul mondo, fondamentali soprattutto perché quando sorsero internet non esisteva, e gli scambi culturali avvenivano a voce.

L’idea di un festival dal respiro internazionale è stata di Pierpaolo Fineschi. La sua gestione si è sviluppata nei primi tre anni (1963-1965), e l’assetto della kermesse seguiva quelle che erano le impostazioni classiche: presentazione di opere provenienti da differenti paesi con premiazione finale. Gian Luigi Rondi (1921-2016) divenne Direttore artistico della kermesse nel 1966, e decise di cambiare l’assetto del festival, per dargli una funzione e un’utilità differenti. Non più tradizionale manifestazione competitiva, ma vetrina annuale in cui poter presentare opere cinematografiche provenienti da un determinato paese scelto annualmente. In tal modo il pubblico giunto al festival, e proveniente da differenti parti del globo, avrebbe potuto incontrare, nell’accezione di conoscere, una particolare cinematografia. Il primo paese ad essere presentato fu la Francia, in quel periodo ancora in piena Nouvelle Vague, e il Presidente d’onore fu Réné Clair (1898-1981), rappresentante del vecchio e poetico cinema d’oltralpe. Successivamente, la cinematografia francese fu di nuovo protagonista nel 1985, quasi a fare un punto della situazione: era morto François Truffaut, i furenti autori della Nouvelle Vague erano invecchiati e ognuno aveva preso una strada differente, e al contempo si erano affacciati nuovi registi. La cinematografia italiana sarà rappresentata nel 1979 e il 1999 (e con la nuova formula nel 2016). Se l’edizione del 1979 si tiene in un momento particolare (anni di piombo nella realtà socio-politica e plumbei a livello cinematografico), l’edizione del 1999 fa in un certo qual modo il punto della situazione di fine secolo, con la rinvigorente notizia del successo internazionale de La vita è bella (1997) di Roberto Benigni, grandissimo successo di pubblico e con ben tre premi Oscar vinti. Scorrendo le annualità, si nota che i paesi con maggior presenza sono stati Inghilterra e Russia, per ben tre volte. Nello specifico, l’Inghilterra è comparsa come singola nell’edizione del 1967 (tra l’altro fresca del mondiale di calcio vinto l’anno precedente), e poi inglobata nella Gran Bretagna nel 1986 e successivamente 1996. La Russia compare come stato a se stante nel 1993, due anni dopo l’indipendenza ottenuta nel 1991, ma nelle edizioni del 1972 e del 1989 faceva ancora parte dell’URSS. Idem accadde alla Svezia, che fu presente nell’edizione del 1968 e lo fu nuovamente, inglobata negli incontri dedicati ai paesi scandinavi, nel 1978. Edizioni speciali sono state quelle del 1976, per celebrare il decennale della formula creata da Rondi, e quella del 2003, per festeggiare il quarantennale del Festival. Le edizioni del 2000, del 2001 e del 2002 non hanno avuto, invece, nessun paese in rappresentanza.

Tra le edizioni cine-monografiche, molto interessante fu l’edizione targata 1970, perché era una ghiotta vetrina sulla prorompente New Hollywood, con lungometraggi e cortometraggi. Tra gli ospiti di quella kermesse c’era il giovane regista Martin Scorsese, che a quel tempo aveva diretto solamente Who’s That Knocking at My Door (1967). Piccola pellicola indipendente, che richiese all’autore molti sacrifici, ma fiammeggiante primo tassello di quelle storie di “bravi ragazzi” che si svilupperanno poi in Mean Streets (1973), Goodfellas (1990) e Casino (1995). In quell’edizione Scorsese, oltre che spettatore cinefilo, fu anche casuale “giudice”, e indicò come opere molto eccitanti due cortometraggi underground: Bleu Shuts di Robert Nelson e Film with Three Dancers di Ed Emshwiller.

Roberto Baldassarre

There are no comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Start typing and press Enter to search

Shopping Cart

Nessun prodotto nel carrello.