MIA 2026: PRESENTATO OGGI L’8° RAPPORTO APA

Più contenuti, meno investimenti: la TV italiana e il paradosso del «Made by Humans»

Il mercato audiovisivo italiano cresce, ma rallenta e investe meno. È il quadro dell’8° Rapporto APA, presentato oggi da Chiara Sbarigia al MIA, a Palazzo Barberini.

Nel 2025 il settore ha attratto 16,8 miliardi (+3,1%, contro il +9% dell’anno prima), ma per la prima volta dal 2018 calano gli investimenti in produzione: 2 miliardi, -7,4%. A pagare sono soprattutto scripted per TV e VoD, con 122 milioni in meno, e la fiction, ferma a 740 milioni (-5,5%). Pesa l’incertezza sul sostegno pubblico, che frena la programmazione e colpisce in particolare le imprese più piccole.

Intanto l’offerta si moltiplica: +51% di contenuti sugli streamer, factual e game show in crescita, e i microdrama verticali, che valgono già 14 miliardi nel mondo. Si produce di più, più in fretta, spendendo meno.

È qui che si inserisce la formula lanciata da Sbarigia: davanti ai contenuti sintetici a basso costo, il «Made by Humans» diventa un premium di autenticità. Un’idea condivisibile, che però apre una domanda scomoda. L’intelligenza artificiale è ormai entrata in ogni fase della filiera, dalla scrittura al montaggio, dalla post-produzione al marketing, eppure se ne parla poco e quasi mai apertamente. Ammetterlo sembra ancora un tabù, come se ridimensionasse il valore del lavoro.

Il timore, però, non è solo reputazionale. Strumenti addestrati su ciò che ha già funzionato tendono a riproporli: stesse strutture narrative, stessi ritmi, stessi personaggi.
In un mercato che chiede volumi alti e costi bassi, il rischio è un’offerta sempre più ampia e sempre più uguale a sé stessa, dove la quantità cresce mentre la varietà si restringe.

Il «Made by Humans», allora, non può essere solo un’etichetta da contrapporre alla macchina. Serve trasparenza su come l’IA viene usata, e servono risorse perché la scrittura originale e il rischio creativo restino possibili. I successi di Sandokan, Mare Fuori o Il Mostro dimostrano che il pubblico premia le storie costruite con cura. Il punto è se il sistema sarà ancora disposto a pagarle.

Giovanni De Santis

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