Dal 19 al 23 ottobre Roma ospita la dodicesima edizione del Mercato Internazionale Audiovisivo. Tra finanziamenti, coproduzioni e nuove forme di distribuzione, una domanda attraversa il settore: come trasformare una buona storia in un’opera capace di raggiungere il pubblico?
Prima che un film arrivi sullo schermo, esiste un percorso che lo spettatore vede raramente. È fatto di progetti, incontri, risorse da trovare, partner da convincere e territori da esplorare. Un lavoro nel quale le intuizioni artistiche devono confrontarsi con le condizioni concrete della loro realizzazione. Il MIA, Mercato Internazionale Audiovisivo, permette di osservare proprio questo passaggio: il momento in cui una storia cerca gli strumenti per diventare cinema e incontrare i suoi spettatori.
La dodicesima edizione, in programma a Roma dal 19 al 23 ottobre 2026, è promossa da ANICA e APA e diretta da Gaia Tridente. Il distretto tra Via Veneto e Piazza Barberini accoglie una manifestazione che riunisce cinema, serialità, documentario e animazione. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, sono 104 i progetti selezionati da 43 Paesi per i diversi programmi industriali: una geografia che racconta quanto il futuro dell’audiovisivo passi attraverso il confronto internazionale.
Una delle novità è l’European Investment Hub, dedicato al rapporto fra imprese, investitori e strumenti finanziari. Nel programma del 20 ottobre trovano spazio il capitale destinato alla crescita delle imprese, il finanziamento internazionale dei film e le fasi decisive per completare la copertura economica dei progetti. Dietro il linguaggio specialistico emerge una questione molto concreta: quali condizioni consentono alle storie di essere realizzate, preservando ambizione e identità?

Per il cinema indipendente, questa domanda prosegue anche dopo la fine delle riprese. Un’opera completata deve ancora trovare una collocazione, una comunicazione riconoscibile e interlocutori capaci di accompagnarla. La distribuzione entra qui nel cuore del processo culturale: individuare il pubblico possibile di un film significa comprenderne il linguaggio, il valore e le opportunità di circolazione.
Sala, televisione e piattaforme richiedono percorsi specifici. La disponibilità di un titolo in un catalogo, da sola, non ne garantisce la scoperta. Servono attenzione editoriale, promozione e continuità. Per una produzione indipendente, costruire questa visibilità può essere decisivo quanto ottenere le risorse per girare.
È significativo, in questa prospettiva, l’appuntamento del 22 ottobre dedicato alla ricerca ANICA “Sala e Salotto”, che approfondirà il consumo dei film nei passaggi successivi alla sala, attraverso servizi pay, televisione lineare e streaming. Il giorno precedente sarà presentato l’ottavo Rapporto APA sulla produzione audiovisiva nazionale. Due occasioni per confrontare le aspettative dell’industria con dati e comportamenti di fruizione.
Anche i generi e le trasformazioni tecnologiche entrano nel confronto. Il programma comprende un incontro sul ruolo dell’horror nel mercato cinematografico, il 21 ottobre, e un dibattito sulla produzione con l’intelligenza artificiale, il 23. Temi differenti, che invitano a interrogarsi sulle scelte produttive, sui linguaggi e sul rapporto con gli spettatori.
Il valore di un mercato come il MIA si misurerà nella capacità di dare seguito a queste discussioni: collaborazioni che proseguono, progetti che trovano sostegno, opere che acquistano nuove possibilità di circolazione.
Per chi ama il cinema, è questo il punto da osservare. Dietro ogni accordo può esserci una voce che ottiene spazio, uno sguardo che attraversa un confine, un film che trova finalmente il suo pubblico. Il futuro dello schermo comincia anche da questi incontri.
La Redazione

































