Presentato in concorso al Festival di Cannes, il film di Sergei Loznitsa è un racconto claustrofobico e drammaticamente attuale delle dinamiche dei regimi autoritari.
Tratta da un racconto di Georgy Demidov, la storia è ambientata nel 1937 in pieno terrore staliniano. Le lettere “antirivoluzionarie” dei detenuti vengono bruciate, ma una di queste riesce a raggiungere il nuovo giovane procuratore Aleksandr Kornev, che inizierà un’indagine sulle storture del regime, in particolare sugli abusi della polizia segreta NKVD, portandolo fino a Mosca per un colloquio privato con il Procuratore Generale.
Il film segue un ritmo lento ma coinvolgente, dove la claustrofobia è la parola d’ordine. Non solo perché la maggior parte delle riprese avvengono in spazi chiusi, ma anche perché le scene all’aperto non riprendono quasi mai il cielo, focalizzandosi principalmente su mezze figure o campi medi in cui primeggiano i palazzoni sovietici e gli sguardi incessanti di tutti i personaggi che seguono il protagonista Kornev, come lo sguardo fisso delle onnipresenti statue simbolo del regime.
A colpire non è tanto l’esito della storia che già sappiamo, ma la drammatica attualità a cui potrebbe prestarsi ancora oggi in qualunque società e contesto storico dove l’autorità asservita al potere decide quali verità raccontare.
“Due Procuratori” uscirà nelle sale in Italia dal 12 febbraio, distribuito da Lucky Red.
Francesca De Santis

