LAND OF MINE

Sotto la Sabbia

Di Martin Zandvliet

Si sono scritti molti film sulla seconda guerra mondiale, evidenziando le bruttezze, l’odio, la morte, l’olocausto e le altre tragedie che portarono, ma pochi quelli che fanno cenno all’immediato cessate il fuoco e la fine del terzo reich che invase mezzo mondo.

Martin Zandvliet, ha scelto questo il dopo, con l’esercito nazista o quello che ne è rimasto, stremato e fatto oramai solo dalla Hitler-Jugend, senza elogiare i vincitori ma proprio denunciando il loro  comportamento. L’odio.

Il compito di questi ragazzi giovani, sprovveduti e spaventati, era quello di sminare le spiagge; il crimine di guerra si rivolta contro di loro, ma nello stesso momento  i vincitori, facendo ciò, diventano criminali anche ‘essi.

Ecco che si crea empatia per i perdenti, tanto che leggo nella regia la condanna a non avere un futuro, facendo “saltare” i loro sogni ogni volta che parlano di quello che faranno una volta tornati a casa, ma saranno pochi quelli che il destino farà tornare.

Il rapporto che si crea tra il sergente ( Rolland Moller) e i prigionieri, racchiude tutti gli stati d’animo dell’essere umano, alla fine la tolleranza e la vicinanza ne fa vincere uno: l’umanità!

Non più soldati ma persone: per citare Vittorio Arrigoni, restiamo umani.

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