Miss violence è un film del regista greco Alexandros Avranas, vincitore del Leone d’argento alla 70°  Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Ispirato ad una storia vera, narra le vicissitudini di una famiglia alle prese con il suicidio della figlia Angeliki, gettatasi dalla finestra il giorno del suo undicesimo compleanno.

Partendo dal gesto estremo di Angeliki, il regista ci conduce all’interno delle pareti domestiche di questa famiglia all’apparenza ben ordinata, affettiva, per mostrarci da vicino l’orrore dell’incesto e della violenza domestica. Come le vittime, anche noi vorremmo fuggire da questa casa o almeno sperare che qualcuno venga a salvarci (qualcuno che, ovviamente, non verrà).

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I rituali ossessivi, il ticchettio inquietante dei passi all’interno dell’appartamento, la quotidianità del sopruso, fisico e psicologico: dal fastidio epidermico, giungiamo piano piano alla nausea, alla repulsione per queste odiose violenze.

Ma come ci insegnano gli esperti, l’orco non è mai solo nell’agire i suoi crimini, ha bisogno di un sistema per poter sopravvivere. E quindi ecco i conoscenti, gli amici di vecchia data pronti a sostenere gli abusi, per denaro o piacere. Ma più del padre sadico e perverso, uno strepitoso Themis Panou, vincitore della Coppa Volpi, è la madre la figura che più ci inquieta: anch’essa vittima delle violenze del coniuge ma incapace, come l’accusa la figlia adolescente, di salvare la prole dalla mattanza, abdicando quindi al suo istinto primordiale.

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Angeliki dunque che sceglie il suicidio come gesto di liberazione a fronte di un sistema familiare abusante, in assenza di istituzioni che possano porvi rimedio.

Prima del corpo, la violazione della fiducia.

 

Sabrina Dolcini

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