Regia di Dante Lam. 

Un film con Hanyu Zhang, Sanâa Alaoui, Zhang Yi, Luxia Jiang, Johnny Huang, Du Jiang.

Tratto da una storia vera, la missione avvenuta ad Aden, durante la Guerra civile del 2015, per la liberazione di circa 600 ostaggi cinesi, Operation Red Sea inizia con una prora maestosa che incede arrogante fendendo le acque, simbolo di una Cina fiera e sicura di sé e del suo PIL che cresce a due cifre e consente investimenti inimmaginabili in occidente. E tutto il film, in effetti, si basa sulla dimostrazione dei “muscoli” da parte delle forze armate cinesi, evidenziando il catalogo di armi e attrezzature (nessuna esclusa) del loro arsenale.

Venendo al dettaglio, una squadra di assaltatori deve sventare la minaccia di terroristi arabi pronti a tutto pur di entrare in possesso di una micidiale formula, con annesso carico letale di distruzione di massa. 

Plot trito e ritrito in innumerevoli prodotti americani (che avevano lo stesso intento di propaganda). Le scene d’azione si sprecano durante i 142 minuti in un serrato combattimento senza vedere la fine, perché c’è sempre un’altra missione da compiere dopo la precedente. 

L’esercito cinese non si spaventa ad affrontare 150 terroristi dentro la loro base contando su una squadra di non più di 8 super soldiers, lo slang americano è d’obbligo dato che hanno composto una summa da vari film del loro vero antagonista, la super potenza d’oltreoceano, cercando di dimostrare che non sono da meno. 

Precisazione di carattere tecnico legale: il comandante delle truppe speciali annuncia che useranno armi leggere di costruzione europea; in realtà si tratta della duplicazione senza licenza delle armi europee, copie costruite dalla cinese Norinco in palese violazione dei diritti di brevetto. Non che gli altri mezzi militari che si vedono nel film siano molto più originali, trattandosi di scopiazzature di  velivoli e vascelli occidentali.

Data per assodata la “sospensione dell’incredulità” non si può perdonare però talune gigionerie che infastidirebbero anche i nerd più indulgenti. Particolarmente sgradevole è il tracotante siparietto finale in cui una squadra cinese intima l’alt ad un’altra squadra navale nel Mar Cinese Meridionale che non si fatica ad immaginare americana.

Una nota di merito al regista è d’obbligo per gli effetti speciali e le scene di guerra complesse che non hanno intaccato il budget illimitato, la cosiddetta carta bianca, potendo permettersi praticamente tutto: dal drone al missile alla tempesta di sabbia dove si affrontano carri armati in una estenuante lotta all’ultimo sangue, chiaramente del nemico, senza farsi mancare un corpo a corpo tra una soldatessa cinese ed un corpulento terrorista, che chiaramente non può che soccombere al kung fu. Alla fine due perdite ci sono state anche nella squadra cinese, giusto per commemorarli sulla nave ammiraglia. Amanti di videogiochi in soggettiva come “Call Of Duty”, super appassionati del genere Steven Segal, Van Damme e tutto il cast de “I Mercenari”, fatevi sotto: ce ne sarà per tutti.

Al momento però non è dato sapere se ci sarà una distribuzione italiana al film, nel dubbio e in attesa di sgomitare per entrare in sala, si potrà scaricarlo dal net, ovviamente in spregio al diritto d’autore, in stile perfettamente cinese.

Giovanni De Santis

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