Regia: Steven Soderbergh
2025 USA
Horror
L’aggettivo che si adatta di più a Steven Soderbergh è probabilmente “eclettico”. Sperimentatore del linguaggio, si è dedicato ad opere d’impegno come il suo esordio “Sesso, bugie e videotape”, “Traffic”, “Solaris”, due film su Che Guevara, ma ha anche dato vita ad una delle più fortunate commedie d’azione degli anni 2000 come “Ocean’s eleven” e i suoi seguiti. La sua filmografia è vasta, i risultati altalenanti ma spesso interessanti. 

Con “Presence“, Soderbergh si cimenta in un genere per lui ancora nuovo: l’horror, declinato nel suo sottogenere forse più strutturato e a rischio di ripetitività come il Ghost-movie.
Se il plot è tradizionale, dato che parliamo di una famiglia composta da madre, padre, figlio e figlia, di una casa, di avvenimenti strani ed inquietanti che iniziano dopo il suicidio di un’amica della ragazza, meno tradizionale è l’approfondimento dei conflitti di quella che si rivela presto una famiglia disfunzionale ed infelice. Ma di certo la trovata che colpisce maggiormente è la scelta del punto di vista, mai sperimentato al cinema. La storia infatti non è narrata dal punto di vista di chi vede il fantasma bensì da quello del fantasma stesso. Addirittura tutto il film è girato in “soggettiva”, ponendo lo spettatore nel ruolo dello spirito inquieto. Ciò contraddice la regola fondamentale dell’immedesimazione nell’eroe e crea una sensazione straniante e opprimente quasi palpabile lungo tutto il film.
Interessante, profondo, coinvolgente, spiazzante, restando comunque un horror pieno di adrenalina, suspense e mistero. Aggettivi rari per una uscita estiva. Da vedere.
Trailer

Bruno Di Marcello

