Regia: Mike Flanagan.
Attori: Tom Hiddleston, Chiwetel Ejiofor, Mark Hamill
Durata: 1 h 51’ Genere: Fantasy/Drama
Al cinema dal 18 settembre
The Life of Chuck si presenta come un’opera ambiziosa, costruita su tre atti che, in apparenza, paiono scollegati. La scelta di partire dall’ultimo segmento, per poi ricostruire a ritroso i frammenti di vita di Charles Krantz, dovrebbe costituire un meccanismo narrativo sorprendente e rivelatore. In realtà, ciò che emerge è piuttosto una forzatura retorico-filosofica: un impianto che sembra voler imporre una profondità di senso più che farla scaturire naturalmente dal racconto.
Il film insiste nel suggerire riflessioni sul tempo, sull’amore e sulla memoria, ma lo fa attraverso un linguaggio che tende al compiacimento e alla spiegazione, anziché lasciare spazio all’ambiguità o all’emozione spontanea. Così, i tre atti, invece di illuminarsi reciprocamente, restano legati da un filo fragile e artificiale, incapace di generare quella fusione organica che dovrebbe rendere il ritratto di Chuck universale e commovente.

Dal punto di vista stilistico, la regia alterna momenti visionari a scene di realismo intimo, ma questo continuo oscillare finisce per apparire più un esercizio di stile che una scelta necessaria. Anche la colonna sonora, pensata per amplificare la dimensione lirica del racconto, rischia di spingere troppo sull’enfasi, accentuando l’impressione di trovarsi di fronte a un prodotto che predilige la forma al contenuto.
Resta, innegabile, il tentativo di proporre un cinema diverso, coraggioso e svincolato dai canoni narrativi tradizionali. Ma l’effetto complessivo è quello di un’opera che vuole a tutti i costi dirci che ogni vita è un miracolo, senza riuscire davvero a mostrarcelo. The Life of Chuck si trasforma così in una riflessione tanto ambiziosa quanto irrisolta, che rischia di allontanare più che coinvolgere lo spettatore.

Miriam Dimase

