Dopo “La sala professori”, Ilker Catak prosegue con la sua narrazione che non lascia spazio a polarizzazioni di nessun tipo, ma anzi spinge il pubblico a mettersi sempre in discussione di fronte alle vicissitudini e alle complicazioni della vita.
Questa volta in Yellow Letters la storia ruota intorno a una famiglia di artisti turchi: Aziz, professore universitario e regista teatrale, e Derya, sua moglie e attrice di successo. Improvvisamente finiti nel mirino dello Stato a pochi giorni dal debutto della loro ultima opera, i due ricevono le lettere gialle — le notifiche di licenziamento dello Stato — e si ritrovano a dover ricostruire un’intera esistenza da zero, insieme alla figlia adolescente. Il loro matrimonio comincia così a scricchiolare. Costretti a trasferirsi a Istanbul e a ridefinire il proprio stile di vita, la coppia si dovrà confrontare con un doloroso compromesso tra impegno politico e necessità di sopravvivenza.
Yellow Letters non è solo un film di aperta denuncia ai sistemi totalitari che reprimono l’arte in primis e in generale chiunque tenti di esprimere dissenso, ma anche una riflessione su fino a che punto siamo disposti a lottare in una vita fatta di responsabilità civili e doveri familiari, sul senso di appartenenza alla propria cultura e sull’autodeterminazione.
Il film ha (meritatamente) vinto l’Orso d’oro alla 76° Berlinale e sarà distribuito in sala da Lucky Red a partire dal 30 aprile.

