Ma si poteva chiamare anche il labirinto dell’Olocausto,

Un Anarchico (Thomas Gnielka), un giovane pubblico ministero (Alexander Fehling) bastano , in questo film, a denunciare gli orrori perpetrati dalla Germania nazista a dispetto di un intero Paese, che non nasconde nemmeno le origini naziste dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tanto che un vecchio soldato nazista, (di stanza ad Aushwitz) sta tranquillamente insegnando in una scuola elementare, come se niente fosse, reintegrato insieme a tutti gli altri, normalmente nei loro precedenti lavori È qui che il giovane magistrato, fresco delle illusioni di resurrezione della Germania e convinto che del nazismo si sapesse già quasi tutto, inizia ad infilarsi nel ….Labirinto del Silenzio. Si sarebbe potuto fare il film sul processo o di una vittima dell’Olocausto, ma invece si affronta il tema dei crimini di guerra nazisti che molti non avrebbero più voluto parlarne o addirittura nascondere i lager come semplici campi di lavoro. Per i Tedeschi di allora era normale, non entrare nel merito di quello che fecero, facendo finta di non conoscere, ma tutti sapevano di quella immane tragedia.L’omertà non è sconosciuta al popolo tedesco, gli americani hanno battuto il nemico nazista, quello che è stato è stato, allora si doveva combattere il nuovo nemico il comunismo senza più entrare nel contenuto di quello che era accaduto. Era il momento di dimenticare, sembrava inutile processare quello che nessuno voleva, lasciando liberi di continuare la loro vita a persone come Josef Mengele e tutti gli altri, senza dare dignità alle vittime di quell’immensa strage.I poteri forti, gli interessi economici ,oggi come allora, avrebbero potuto tutto… ma a volte non basta, la verità e la caparbietà possono vincere. In questa pellicola emerge che non erano solo i gerarchi gli unici responsabili …. Ma tutto il popolo, lo stesso che non lo ha mai nascosto e ha creduto che erano nel giusto, perciò che bisogno c’era di giudicarli.Il lungometraggio è una ricostruzione storica accurata e fedele, e il merito del regista è proprio quello di non scivolare negli eccessi disentimentalismo.

Un prodotto che a mio avviso bisognerebbe lasciarlo con la lingua originale … sono sufficienti i sottotitoli rende meglio, diffonderlo nelle scuole …… per non dimenticare.

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