E nel mezzo, il distributore indipendente che lotta per respirare.
L’economia della Rai nel 2025 è la fotografia di un sistema che continua a raccontarsi come “competitivo”, mentre in realtà è un ecosistema sbilanciato, dove i pesi non sono mai equivalenti.
E in questo ecosistema, il soggetto più fragile non è né Rai né Mediaset: è il distributore indipendente, che deve sopravvivere tra due modelli industriali incompatibili.
Pubblicità: Mediaset corre, Rai zoppica, l’indipendente guarda da fuori i numeri sono impietosi:
– Mediaset: oltre 2,1 miliardi di raccolta pubblicitaria
– Rai: 737 milioni
– Indipendenti: briciole, spesso sotto il 2% del totale TV
Il mercato pubblicitario italiano è un duopolio di fatto.
E quando il mercato è un duopolio, chi sta fuori non compete: sopravvive. La Rai ha limiti di affollamento, limiti editoriali, limiti di genere. Mediaset no.
Il distributore indipendente ha limiti strutturali: non ha massa critica, non ha inventory, non ha potere negoziale.
Risultato: il mercato non è contendibile, e chi prova a entrarci viene risucchiato.Il canone: la cintura di sicurezza della Rai, la gabbia del mercato,Il canone garantisce alla Rai una base di ricavi stabile (circa 1,7 miliardi).
Ma crea un effetto collaterale: la Rai non può aumentare la pubblicità, e quindi non può competere sul terreno dove Mediaset domina.
Paradosso: se il canone diminuisce, la Rai deve aumentare la pubblicità.
Se aumenta la pubblicità, Mediaset protesta.
Se non aumenta la pubblicità, la Rai taglia costi e perde missione.
E il distributore indipendente? Scompare. Perché ogni oscillazione tra canone e pubblicità lo schiaccia.
I conti: utile simbolico, debito strutturale
La Rai chiude il 2025 con un utile di 9,3 milioni. Un segnale politico, non industriale. La posizione finanziaria peggiora a 585 milioni, per gli anticipi dei grandi eventi sportivi: obblighi di servizio pubblico, non scelte commerciali.
Mediaset, invece, investe dove rende. E se non rende, non investe.
Il distributore indipendente, invece, non può investire: non ha margini, non ha volumi, non ha garanzie.
Il distributore indipendente: l’anello debole che regge il sistema.
Qui sta il vero nodo: il mercato italiano non ha spazio per un terzo polo reale.
Il distributore indipendente vive tre paradossi:
– Non può competere con Mediaset, che ha potenza commerciale e controllo dell’inventory.
– Non può competere con la Rai, che ha il canone e un posizionamento istituzionale.
– Non può competere con le piattaforme globali, che hanno tecnologia, dati e capitali infiniti.
È un soggetto che deve fare miracoli: comprare diritti, distribuire contenuti, sostenere costi editoriali, senza avere né la protezione del pubblico né la forza del privato.
Eppure è proprio il distributore indipendente a garantire:
– pluralismo reale
– diversità culturale
– spazio per il cinema d’autore
– innovazione editoriale
– sperimentazione
Ma nel sistema attuale, non ha ossigeno. Conclusione: un ecosistema che si regge su un equilibrio finto Il 2025 conferma che il problema non è la Rai, non è Mediaset, non è il canone.
Il problema è un sistema che:
– protegge il servizio pubblico
– favorisce il privato dominante
– ignora l’indipendente
– e lascia alle piattaforme globali tutto lo spazio che vuole
Finché non si affronta questo nodo, il mercato audiovisivo italiano resterà un gioco a due, con un terzo incomodo che tutti dicono di voler aiutare, ma che nessuno mette davvero in condizione di crescere.
Alla fine per gli indipendenti la formula è sempre questa:
Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre.
(Proverbio africano)
Giovanni De Santis










