Regia: Areeb Zuaiter
Presentato alla Berlinale 2025 – Panorama, YALLA PARKOUR arriva sul grande schermo: un film che usa lo sport per attraversare la memoria, il senso di appartenenza, la complessità della vita civile a Gaza e la nostalgia di chi è lontano da casa.
Non mette al centro il conflitto, ma la sua densità poetica, che diventa anche forza politica. Un racconto di movimento, identità e resistenza che parla al presente.
Yalla Parkour non è un film sul parkour.
È un film sul diritto di muoversi, di occupare lo spazio, di immaginare un futuro anche quando il presente sembra un muro invalicabile.
Il messaggio è chiaro: quando non puoi cambiare il mondo, puoi cambiare il modo in cui lo attraversi. Il parkour diventa così una metafora potente: superare ostacoli fisici per imparare a superare quelli sociali, culturali, politici.
È un cinema che parla di libertà senza pronunciarla, che racconta la resilienza senza spiegarla.
Il ruolo di DNA Srl: indipendenti per scelta, non per necessità, in un mercato dominato da colossi, portare in Italia un titolo come Yalla Parkour non è un gesto commerciale: è un atto culturale.

DNA Srl dimostra ancora una volta cosa significa essere indipendenti:
– Scegliere storie che contano, non quelle più facili da vendere.
– Investire dove altri non rischiano, perché la cultura non si costruisce con il pilota automatico.
– Portare visioni nuove nel mercato italiano, aprendo spazi che altrimenti resterebbero vuoti.

È grazie a questa abnegazione, parola rara, ma qui necessaria, che Yalla Parkour può oggi parlare al pubblico italiano.
In sintesi: un film che non si guarda, si vive, Yalla Parkour è un’esperienza più che un documentario.
È un invito a guardare il mondo da un’altra prospettiva, a capire che la libertà può essere un salto, una corsa, un gesto.
E soprattutto è la prova che il cinema indipendente, quando è sostenuto da realtà come DNA Srl, può ancora cambiare la conversazione culturale.
Al cinema e prossimamente in streaming
Giovanni De Santis











