Regia: Alina Marazzi
Attori: Emilia Schüle, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander, Thomas Schubert
Genere: Drammatico, Biografico
Paese: Italia, Germania, Svezia
Durata: 116′
Parigi, 14 luglio 1937: l’ultimo giorno di Gerda Taro prima di tornare sul fronte spagnolo, tra ricordi di Lipsia, l’esilio, l’incontro con Capa e la scoperta della fotografia come arma di libertà.
Liberamente tratto dall’omonimo libro di Helena Janeczek, vincitore del Premio Strega, “La ragazza con la Leica” è il film di apertura della sezione Orizzonti della 83ª Mostra del Cinema di Venezia e arriva con Alina Marazzi già forte di un percorso ben definito. Una delle sue opere più significative è “Un’ora sola ti vorrei”, un documentario di un’ora, costruito interamente su filmati e fotografie di famiglia, per ricostruire il ritratto della madre mai davvero conosciuta. Quella stessa sensibilità per il materiale d’archivio torna qui, con l’inserimento di fotografie reali all’interno delle immagini di finzione, e proprio questa continuità rende il nuovo film una tappa coerente nel suo percorso, prima ancora che una semplice biografia di Gerda Taro. A questo si aggiungono omaggi visivi a Chaplin e a Jean Vigo, riferimenti che inseriscono la protagonista dentro l’immaginario cinematografico dell’epoca in cui visse, quasi a farla dialogare con il linguaggio delle immagini in movimento oltre che con quello della fotografia.
Il racconto si muove principalmente tra Lipsia, Parigi e la Spagna, seguendo una struttura non lineare che rende bene l’idea di una vita vissuta sempre di corsa. Gerda non viene mai ridotta al ruolo di compagna di Capa: la sua rabbia politica nasce a Lipsia, prima ancora di conoscerlo, e la fotografia diventa nel film uno strumento di lotta più che un semplice mestiere.
I passaggi sull’esilio parigino scivolano talvolta nella spiegazione un po’ troppo esplicita, anche se ci appare un modo per far arrivare con chiarezza il ritratto di una donna libera, fuori da ogni convenzione del suo tempo.
Un film onesto, con un’identità visiva precisa, che paga qualche caduta di ritmo ma non tradisce mai il rispetto per la sua protagonista.

Miriam Dimase


























