15/18 (A Place To Heal)

Regia: Cédric Kahn
Interpreti: Zoé Monpart, Malou Khebizi, Kenji Peyran, Patience Munchenbach, Sophie Guillemin, Cédric Kahn, Antoine de Foucauld, Jennifer Decker
Genere: Drammatico
Paese: Francia
Durata: 105′

Lucia (Malou Khebizi), diciassette anni, torna al reparto di neuropsichiatria per adolescenti accompagnata dalla polizia. Lì ritrova l’amica Eloïse (Zoé Monpart), ricoverata da mesi, e un gruppo di coetanei che come lei combattono battaglie invisibili.

Il regista Cédric Kahn, insieme alla sceneggiatrice Kahina Le Querrec, ha trascorso giorni interi dentro un reparto vero, raccogliendo con discrezione il materiale che avrebbe poi dato corpo al film. Non è la prima volta che Kahn si avvicina a una psiche instabile e adolescente: già in Roberto Succo (2001) aveva seguito da vicino la deriva di un giovane sospeso tra fragilità e violenza. Qui però il punto di vista cambia, non segue più un singolo destino ma un intero reparto, e ogni personaggio, dagli operatori sanitari ai genitori fino ai ragazzi stessi, porta addosso qualcosa di autentico che difficilmente si inventa a tavolino.

Gli adolescenti sono un impasto di infantilismo e maturità precoce, attraversati da pulsioni autodistruttive. Attraverso di loro il reparto diventa uno specchio di tutte le ferite del presente: bullismo, ansie legate a guerre e crisi climatica, droga, violenza, razzismo, tensioni sociali. L’ospedale pubblico non fa distinzioni, accoglie chiunque arrivi, di qualunque origine o classe.

Un richiamo alla colonna sonora di Arancia Meccanica, riporta alla mente una domanda che il film non smette di porsi: come si cura qualcuno senza snaturarlo, senza intaccare quello che lo rende umano.

Il risultato è un’opera delicata e allo stesso tempo durissima, che guarda a un dolore vero senza sconti e senza filtri. Il finale lascia un po’ spiazzati ma è il risultato di un attraversamento, un bosco metaforico che il film percorre fino in fondo per far riemergere il male che va estirpato.

Presentato in concorso all’83° Mostra del Cinema di Venezia.

Miriam Dimase

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