Durante l’occupazione della Polonia del 1939, Antonina e suo marito Jan, custodi dello zoo della città di Varsavia, assistono impotenti al dramma dei bombardamenti sulla città e sui loro meravigliosi animali.
All’aumento della ferocia del regime nazista, culminato nella persecuzione degli ebrei, la coppia decide di schierarsi con la resistenza polacca, mettendo in salvo numerose vite umane.
Tratto da un fatto storico realmente accaduto, La signora dello zoo di Varsavia, ha per protagonisti due attori molto noti al grande pubblico: Jessica Chastain (The Tree of Life, Miss Sloane – Giochi di potere, Interstellar) e Daniel Bruhl (Good Bue Lenin!, Rush); nel cast anche Johan Heldenbergh (Dio esiste e vive a Bruxelles, Le confessioni).
Per buona parte dei 126 minuti di durata del film, la regista neozelandese Niki Caro sfodera tutto ciò che il cinema ci ha abituati a vedere nei film sull’occupazione nazista: il ghetto ebraico, la produzione dei passaporti falsi, i treni per i campi di lavoro e di concentramento, le valige ammassate ai binari delle stazioni, la stella di David cucita sui vestiti.


Il problema è che tutti questi elementi riconoscibili ed evocativi non sono sufficienti per fare un buon film: ci si trova piuttosto ad assistere ad una fiction inutilmente prolissa, in cui la bellissima Jessica Chastain non ha mai un capello fuori posto sotto i bombardamenti.


La sceneggiatura è povera e ripetitiva, i personaggi patiscono una mancanza di contestualizzazione storica, anche Daniel Bruhl è risultato più credibile in altri ruoli da lui magistralmente interpretati.
Di grande impatto scenografico la presenza degli animali nello zoo, dagli elefanti ai leoni, a simboleggiare il forte legame di Antonina col mondo animale, preferito alla realtà umana (e come darle torto).
Dal 16 novembre al cinema.

Sabrina Dolcini

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