Regia e sceneggiatura di Bill Condon,
con Diego Luna, Tonatiuh, Jennifer Lopez

Una rilettura sorprendente: tra dramma politico e musical identitario
Il nuovo Il bacio della donna ragno di Bill Condon è un’opera che sorprende per coraggio, ambizione e consapevolezza formale. Il regista americano, già maestro nel muoversi tra biopic, melodramma e musical, affronta uno dei testi più complessi della letteratura latinoamericana e lo fa scegliendo una strada rischiosa: intrecciare il dramma della dittatura argentina con un impianto musicale che non alleggerisce, ma amplifica la tensione emotiva.
Il risultato è un film che vive di contrasti, di frizioni, di un ossimoro estetico che diventa la sua cifra più riconoscibile: la brutalità del regime e la grazia della coreografia, la tortura e il canto, la cella e il palcoscenico immaginato. Un equilibrio instabile che, sorprendentemente, funziona.

Jennifer Lopez: una prova d’attrice che sorprende.
La vera rivelazione del film è Jennifer Lopez, qui in una delle interpretazioni più mature e stratificate della sua carriera. Condon le affida un ruolo che vive di metamorfosi: diva immaginata, proiezione mentale, rifugio estetico, ma anche specchio delle fragilità dei protagonisti.
Lopez lavora sul corpo, sulla voce, sulla presenza scenica con una precisione che non è solo tecnica ma profondamente emotiva. La sua performance diventa il ponte tra il realismo carcerario e la dimensione onirica del musical, incarnando la possibilità di evasione, di desiderio, di identità altra.
È un ruolo che richiede misura e intensità, e Lopez lo affronta con una maturità sorprendente, senza mai scivolare nell’eccesso.
Diego Luna offre una prova intensa, asciutta, trattenuta, perfetta per incarnare la dimensione politica e tragica della storia. Tonatiuh, al contrario, porta in scena un’energia più vibrante, più emotiva, più vulnerabile.

La relazione tra i due — fatta di sospetto, attrazione, paura, confessione — è il vero motore del film. Condon la dirige con pudore e precisione, evitando stereotipi e semplificazioni, e restituendo una storia di omosessualità che non è mai decorativa, ma parte integrante del percorso di liberazione interiore dei personaggi.
Il musical come dispositivo politico.
La scelta di inserire numeri musicali non è un vezzo registico: è un gesto politico. Il musical diventa la lingua dell’immaginazione, l’unico spazio in cui i personaggi possono respirare, desiderare, ricordare. È un controcampo emotivo alla violenza del regime, un modo per raccontare la resistenza attraverso la fantasia.

Questa dialettica tra realtà e immaginazione è uno dei punti più riusciti del film: il dramma argentino resta centrale, solido, documentato,, il musical lo amplifica, lo contrasta, lo illumina da un’altra prospettiva
Il risultato è un film che non banalizza la Storia, ma la attraversa con un linguaggio nuovo.
Il bacio della donna ragno di Bill Condon è un film che osa. Non tutto è perfettamente calibrato, ma ciò che resta è la forza di un’opera che tenta di unire memoria politica, identità queer e spettacolo musicale senza mai perdere di vista l’umanità dei suoi personaggi.
È un film che colpisce, che divide, che lascia tracce. E soprattutto, è un film che dimostra come il cinema possa ancora reinventare i classici senza tradirne l’anima.
Dal 18 giugno al cinema

Giovanni De Santis



















