A venticinque anni da Garage Olimpo, Marco Bechis torna a Venezia con Ritorno a Buenos Aires, presentato in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Un ritorno che non è solo geografico, ma profondamente politico e autobiografico: Bechis riattraversa il territorio che ha definito la sua poetica, quello della dittatura militare argentina, dei centri clandestini di detenzione, dei corpi sopravvissuti e della memoria che non smette di bruciare.

Il precedente di Garage Olimpo
Distribuito in Italia da 3OHolding srl, Garage Olimpo (1999) è il film che ha imposto Bechis come voce centrale del cinema politico contemporaneo. Ambientato in uno dei centri clandestini più famigerati della dittatura, il film racconta la storia di María, giovane militante sequestrata e torturata, e del suo aguzzino Félix, pensionante della sua stessa casa.
La forza del film sta nella sua scelta radicale: la violenza non viene mostrata, ma percepita, insinuata nei gesti, nei silenzi, nei corpi. Una grammatica cinematografica che ha ottenuto riconoscimenti internazionali e che ha definito un modo di raccontare l’orrore senza spettacolarizzarlo.
Oggi Garage Olimpo è disponibile in streaming su Prime Video, rendendo accessibile a un nuovo pubblico un’opera fondamentale della memoria cinematografica argentina. Una presenza importante: permette di contestualizzare il ritorno di Bechis a Venezia e di riscoprire il film che ha segnato un’intera generazione di spettatori.

Ritorno a Buenos Aires e la memoria che non passa
Con Ritorno a Buenos Aires, Bechis torna sullo stesso terreno, ma da una prospettiva diversa. Il protagonista, Mariano Guerra, interpretato da Adriano Giannini, è un medico che nel 2008 rientra in Argentina dopo 33 anni per testimoniare nei processi contro i militari che lo sequestrarono e torturarono.
Non è un film di vendetta: è il viaggio di un uomo che deve confrontarsi con il peso di essere sopravvissuto, con la colpa, con la frattura identitaria che la violenza istituzionale imprime nei corpi.
Il film è una coproduzione internazionale tra Italia e Brasile, girata tra Porto Alegre e Torino, e segna un nuovo capitolo nella riflessione di Bechis sulla memoria, la giustizia e la sopravvivenza.
Due film, un’unica ferita
Il legame tra Garage Olimpo e Ritorno a Buenos Aires è diretto e profondo:
Se Garage Olimpo mostrava l’orrore nel suo presente, Ritorno a Buenos Aires ne racconta le conseguenze decenni dopo: cosa significa sopravvivere? Come si convive con ciò che non si può dimenticare? Come si testimonia contro chi ha distrutto la propria vita?
Venezia 83: un ritorno necessario
La presenza di Ritorno a Buenos Aires in concorso a Venezia 83 non è solo un riconoscimento artistico: è un atto politico. Bechis riporta al centro del dibattito internazionale la storia dei desaparecidos, dei sopravvissuti, dei processi per crimini contro l’umanità, e lo fa in un momento storico in cui la memoria delle dittature — non solo quella argentina — è di nuovo fragile, contesa, minacciata.
Il film diventa così un ponte: tra passato e presente, tra Europa e Argentina, tra il Bechis di Garage Olimpo e quello di oggi.
Garage Olimpo è la ferita. Ritorno a Buenos Aires è la cicatrice che continua a pulsare.
La selezione di Ritorno a Buenos Aires alla Mostra di Venezia 83 conferma l’importanza del lavoro di Bechis nel contesto internazionale e ribadisce il ruolo del cinema come strumento di memoria, analisi e restituzione storica. Il film si propone come un contributo significativo alla comprensione delle dinamiche della dittatura argentina e delle sue eredità, offrendo al pubblico e alla critica un’opera di forte impegno civile.

Giovanni De Santis




























