Un anziano signore intraprende, passando da un autobus di linea all’altro, un lunghissimo viaggio dalla Scozia per tornare al suo paese natale in Inghilterra, il minuscolo Land’s End, dove ha una missione personale da compiere.
Non si può aggiungere di più alla descrizione della trama per il rischio di anticipare le poche svolte di un intreccio così scarno.
Essenzialmente, il piccolissimo film (che esce nel nostro Paese tre anni dopo essere stato prodotto), si regge sulla magistrale interpretazione del protagonista (che non a caso figura anche tra i produttori), il noto attore inglese Timothy Spall, che ha lavorato in quasi cento film per il cinema e la TV, tra cui l’intera saga di Harry Potter, ma anche Il the nel deserto di Bernardo Bertolucci e vari film shakespeariani di Kenneth Branagh. I suoi 64 anni (ai tempi della realizzazione del film) spariscono per lasciare posto alla caratterizzazione di un vecchio che di anni ne ha quasi 100, malato, che si muove con estrema fatica e subisce ogni tipo di ingiuria per portare a termine il suo viaggio.

Grazie alla sensibile e raffinata interpretazione di Spall, agli intensi primi piani così espressivi da comunicare più di lunghi monologhi, vengono fuori con forza alcune amarissime riflessioni sulla vecchiaia, il passato che non vuol saperne di sbiadire, le difficoltà di restare in contatto con il mondo che cambia.
Dal punto di vista strutturale, invece, il film ha soprattutto il limite di essere prevedibile.
La messa in scena, realistica grazie alla scelta di una fotografia scarna e incolore e ad una regia volutamente trasparente, tiene in piedi un plot che resta incastrato nel voler essere troppo romantico a discapito dell’approfondimento dei personaggi, scivolando qua e là in una mesta retorica.
Bruno Di Marcello