BACKROOMS

  • Regia: Kane Parsons
  • Attori: Chiwetel Ejiofor, Renate Reinsve, Mark Duplass, Finn Bennett
  • Genere: Horror
  • Paese: USA
  • Durata: 111′
  • Distribuito da I Wonder Pictures
  • Al cinema dal 27 maggio 2026
  1. Un’improvvisa apertura nel seminterrato di un laboratorio rivela La Soglia: un labirinto extradimensionale di uffici deserti e corridoi infiniti, dove il tempo scorre in modo asimmetrico e qualcosa di impalpabile si muove tra le pareti gialle.

In Backrooms non è il mostro a fare paura, è lo spazio. Pareti gialle che non finiscono mai, un giallo che non ha nulla di solare, che non scalda ma piuttosto ricorda il colore degli uffici pubblici di una volta, corridoi dove si aspettava senza sapere esattamente cosa. E i neon che ronzano senza sosta, una luce che stimola senza dare energia, che tiene svegli senza offrire niente a cui aggrapparsi. Sotto tutto questo, quasi impercettibile, scorre una colonna sonora che non cresce e non cala mai, è come una frequenza elettrica che si è dimenticata di spegnersi. Non è un caso che tutto nasca da un quadro elettrico in corto circuito. L’elettricità è il motore invisibile della storia, il filo che tiene insieme realtà, memoria e allucinazione: è ciò che ci governa, che scorre nei cavi sotto le strade, nei server che tengono in piedi il mondo digitale. È la corrente che alimenta Internet, che a pensarci bene è solo la versione contemporanea delle Backrooms: una rete sconfinata di stanze che portano ad altre stanze, dove è facilissimo perdersi e non sapere più da dove si è entrati.

Il labirinto non è lo sfondo del film, è il soggetto. E guardando certi corridoi impossibili, certi angoli che non tornano, viene spontaneo pensare al Gabinetto del Dottor Caligari: quell’espressionismo tedesco dove lo spazio non descrive il mondo ma lo stato mentale di chi lo abita, dove l’architettura è già diagnosi. Le Backrooms funzionano allo stesso modo: sono una psiche materializzata, un inconscio costruito in cartongesso e neon. E forse anche Internet è quella psiche collettiva di un’epoca che ha trasformato l’ansia in infrastruttura.

Miriam Dimase

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