BUCKING FASTARD

Regia: Werner Herzog
Attori: Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom, Domhnall Gleeson
Genere: Drammatico
Paese: Irlanda, USA
Durata: 109′

Due sorelle, Jean e Joan Holbrooke (Kate Mara e Rooney Mara), sono legate a tal punto da pensare, parlare e sognare all’unisono, persino nei lapsus. Il film non entra nei loro occhi ma osserva come il mondo, tribunali, stampa, sfruttatori e animali, risponde alla loro fusione totale.

Bucking Fastard segna il ritorno di Herzog al Lido in concorso, un anno dopo il Leone alla carriera, e lo fa con un gesto dichiarato: una didascalia iniziale dedicata a David Lynch, il maestro del doppio. Non è un caso che scelga proprio questo riferimento, perché tutto il film ruota attorno all’idea di duplicazione, di identità che si fondono fino a diventare indistinguibili.

Jean e Joan Holbrooke non sono semplicemente due sorelle molto legate. Sono un caso limite, quasi un esperimento naturale sulla possibilità che due persone condividano tutto, pensieri, parole, desideri, persino gli errori. Herzog non prova a farci entrare nella loro testa, preferisce mostrarci come il mondo esterno reagisce a loro, attraverso tribunali che devono giudicare senza categorie adatte, giornalisti che cercano lo scandalo, persone che vogliono aiutarle e altre che vogliono solo usarle.

Il film trasmette soprattutto un senso di fragilità, di solitudine, di ossessione e di bisogno d’amore, ma il tema più profondo riguarda i limiti della comprensione umana di fronte a ciò che sfugge alle nostre categorie. Come si fa a comportarsi davanti a qualcosa che non riusciamo davvero a capire fino in fondo? A partire dalla seconda parte, nella scena della caverna, forse la più bella dal punto di vista visivo, le due sorelle entrano metaforicamente in un sogno, ed è lì che il film trova il suo momento migliore.

Nell’insieme però il tutto si perde un po’. Il film accumula troppe suggestioni, tribunali, animali, passaggi sotterranei, immagini oniriche, e alla fine fatica a tenerle tutte insieme. Resta comunque un film strampalato fino in fondo, coerente almeno in questo.

Miriam Dimase

 

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