Regia: Florian Zeller
Attori: Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger
Genere: Drammatico
Paese: Francia, Spagna
Durata: 126′
Quando un architetto (Javier Bardem) accetta un progetto moralmente ambiguo, costruire un bunker per la sopravvivenza destinato a un magnate della tecnologia, sua moglie (Penélope Cruz) comincia a mettere in discussione il loro matrimonio, dopo diciassette anni insieme.
Presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, Bunker lascia un retrogusto amaro difficile da mandare giù, soprattutto per chi ricorda con quanta intelligenza il regista aveva saputo trasformare la malattia in spazio narrativo in The Father, facendo dell’Alzheimer un’architettura mentale da attraversare insieme al protagonista. Qui l’architettura resta solo un pretesto visivo, mai una vera idea di cinema.
La storia segue un architetto indeciso se progettare per un miliardario un bunker a forma di piramide, e da questa premessa si dipana un catalogo di cliché che il film non riesce mai a scardinare. La famiglia ricca che non riesce a legare con il vicino, i soliti attriti coniugali tra lavoro e carriera, la casa di indubbia bellezza formale che il protagonista difende ossessivamente dagli intrusi come se fosse un’estensione del proprio ego. Persino il gatto di casa finisce per diventare un personaggio funzionale, quasi un simbolo depositato lì per dare profondità.
Il cast, va detto, resta all’altezza delle aspettative, e le prime scene regalano anche qualche guizzo comico che fa sperare in una direzione diversa da quella poi effettivamente presa. Ma è un’illusione breve. Il film si richiude presto su se stesso, appoggiandosi a un’estetica patinata che sostituisce la riflessione con l’arredamento, e a una tensione familiare che non trova mai una vera urgenza drammaturgica.
Zeller sembra qui più interessato alla superficie levigata delle sue inquadrature che al cuore dei suoi personaggi, e il risultato è un film che osserva se stesso costruirsi senza mai davvero abitarsi.

Miriam Dimase





























