Tratto dal romanzo di David Grann, “The Lost City of Z ”, il film porta sugli schermi la storia vera di Percy Fawcett, noto per aver dedicato la sua intera esistenza all’esplorazione dell’Amazzonia, in cerca delle tracce di un’antica civiltà perduta alla quale diede il nome di “Z”.

Sullo sfondo di un’Inghilterra del XX secolo, borghese e perbenista, dominata dal gusto per l’apparenza e dal pregiudizio, si delinea la personalità di Percy Fawcett, marchiato socialmente dall’inadeguata condotta di vita del padre. Militare al servizio dello stato con scarse possibilità di crescita professionale, Percy intende dare a se stesso e alla sua famiglia una possibilità di riscatto a livello sociale e umano. Non esita dunque ad accettare l’incarico affidatogli dalla Royal Geographical Society che lo invita a effettuare un viaggio in Amazzonia, al fine di mappare i territori ancora inesplorati in Brasile, Perù e Bolivia. In un’epoca in cui non era così strano abbandonare la famiglia per la carriera, la figura della moglie, Nina Fawcett, si delinea come quella di una donna forte e indipendente, in grado di crescere i suoi figli da sola, nella fedele attesa del ritorno del marito.

Quello che sta cercando è molto più vasto di quanto può immaginare”: queste parole, rivolte al protagonista durante il suo viaggio, sembrano segnare il momento in cui l’esplorazione si trasforma per lui in una vera e propria ossessione.

Un eroe romantico, spinto non solo dallo spirito di scoperta ma dal desiderio del desiderio stesso, quella “Sehnsucht” che porta l’uomo a uno struggimento profondo di fronte all’impossibilità di comprendere la vastità dell’universo e al suo simultaneo bisogno di possederlo nella sua interezza. La giungla diventa protagonista del film e “possente dominator” della mente di Percy, come un amore lontano che appare nei sogni e nei momenti che avvicinano alla morte.

Allontanatosi dalla patria e dalla famiglia per anni, Percy torna periodicamente in Inghilterra per offrire un resoconto delle sue scoperte e rivedere i suoi cari. L’immagine di Percy che riabbraccia la moglie e i figli avvolge in un senso di calore e sconvolge la sua determinazione nel voler riprendere quel lungo viaggio verso “Z”.

Questo abbandono delle certezze alla ricerca di qualcosa che forse nemmeno esiste, porta lo stesso protagonista a momenti di sconforto, in linea con l’iter classico dell’eroe tragico che tuttavia non desiste dalle sue intenzioni.

Il bisogno di scoperta trascende ormai quello di riscatto e la passione per questi posti nuovi porta Percy lontano dall’idea di casa. Il suo ultimo viaggio verso l’Amazzonia è in compagnia del figlio maggiore, Jack, il cui spirito di avventura lo porterà alla scoperta di posti lontani e alla riscoperta del rapporto con il padre. Un viaggio ai confini del mondo, dal quale i due non faranno mai ritorno.

Il film, girato nella foresta pluviale colombiana, ha messo gli attori a dura prova, consentendo loro di entrare in sintonia con lo stato d’animo dei personaggi. La sconvolgente capacità di immedesimazione dei due attori protagonisti, Charlie Hunnam e Sienna Miller, e l’impatto della storia narrata con eccezionale bravura registica, rendono Civilità Perduta un film straordinario che invita ad una profonda riflessione sui legami affettivi e sul rapporto privato che l’uomo ha con il mondo esterno.

Più che un viaggio alla ricerca di una civiltà perduta, è un viaggio alla ricerca dell’ignoto che da sempre spaventa e affascina l’animo umano.

Flaminia Potenza

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