Deadpool 2: la dissacrante metatestualità dell’(anti)eroe più irriverente dell’universo Marvel

Wade Wilson, alias Deadpool, è tornato, e con lui la sua attività di sicario internazionale. Eliminare i “cattivi”, però, comporta dei rischi; e presto, Vanessa, l’amata compagna, perde la vita per mano di uno dei suoi numerosi nemici. Lacerato dal dolore, alla ricerca di un modo per uccidersi, Wade si unirà agli X-men, con i quali proteggerà un giovane mutante incendiario dagli attacchi di Cable, un super-soldato proveniente dal futuro.

Il regista Tim Miller sul set di Deadpool

La vena dissacratoria e metatestuale dell’(anti)eroe più irriverente e scurrile del mondo Marvel aveva rappresentato il tratto distintivo del primo capitolo della serie – Deadpool di Tim Miller (2016). Il sequel sembra volercelo ricordare fin da subito, non tanto, o non solo, sostituendo i credits con boutade al vetriolo (espediente già impiegato nella precedente pellicola), quanto con la divertente parodia dei titoli di testa di “007– Casinò Royal” (Martin CampbellSkyfall di Adele, main theme dell’omonimo film della saga di James Bond.

Deapool 2, però, non si limita a proseguire sulla strada tracciata dal capitolo iniziale, ma rilancia la posta in gioco. Il cocktail di riferimenti intertestuali, infatti, è più esplosivo che mai – geniali, a tal proposito, gli attacchi della colonna sonora “chiamati” direttamente dal protagonista –, e ha il pregio di produrre un effetto comico che pervade l’intera opera, sollecitando costantemente il riso.
Se questo citazionismo compulsivo – eccessivo ma mai stucchevole – si mantiene in equilibrio, però, è grazie al target per cui la pellicola è stata pensata: un pubblico che prima ancora di essere spettatore cinematografico è un fan(atico) dell’universo cinecomic. E questo è chiaro fin dalla prima sequenza, nella quale il tentato suicidio di Deadpool è messo in parallelo alla morte di Wolverine – “Logan” di James Mangold (2017) -, antagonista autodesignato e bersaglio prediletto di Wade – il personaggio creato dalla matita di Rob Liefeld, infatti, era già stato introdotto, ma subito “cancellato”, nel primo capitolo della saga dedicata al mutante di adamantio (“X-man le origini – Wolverine” di Gavin Hood, 2009).

uno dei poster teaser che propone Deadpool in versione Flashdance… coi bossoli

Rispetto al primo film, l’esplosiva carica (auto)ironica è accompagnata da un comparto action di tutto rispetto. Questo grazie alla padronanza di David Leitch delle tecniche di genere affinate nelle sue opere precedenti: dalle acrobazie in continuità di ripresa di “Atomica bionda” (2017) – si vedano i ripetuti scontri tra Cable e Deadpool – ai rocamboleschi inseguimenti di “John Wick” (2014) – Domino e il tir dei mutanti prigionieri.

Wade e Vanessa in una scena hot

Questo radicale stravolgimento degli schemi del superheromovie, però, non si riverbera sulla struttura narrativa. Deadpool 2,infatti, esattamente come il primo Miller – che in quella circostanza poneva l’accento sulla storia d’amore tra Wade e Vanessa – riprende il canovaccio canonico dei film Marvel, con un’antieroe volenteroso pronto a sacrificare se stesso per salvare la vita di un ragazzino in pericolo.

Alessio Romagnoli

Condividi:

Potrebbe interessarti:

LUZ

“Luz” di Flora Lau con: Isabelle Huppert, Sandrine Pinna, Xiaodong Guo, Lu Huang, David

Leggi tutto