Per essere un opera prima il regista Dani de la Torre, ha saputo colpire i temi principali della nostra società contemporanea ( come un tempo si faceva con il neorealismo), l’economia globalizzata, il lavoro, la classe media e quelli che non fanno più parte di essa, come una catena di sant’Antonio in un vortice complesso che tocca  tutto e tutti.

Bravo nell’ambientazione, senza gli sfarzi e gli sforzi degli americani (in genere), la macchina un SUV simbolo del manager, un dirigente di banca che è pronto ad obbedire agli ordini dei superiori anche a costo dell’infamia e dell’onore pur di raggiungere gli obbiettivi ….e i benefici, sacrificando la famiglia e i figli, riducendosi a schiavo, millantatore e spergiuro.

La rappresaglia dell’uomo, che potremmo definire della strada o della porta accanto, che chiede vendetta, per i torti subiti dal sistema, che oramai pensa solo al profitto passando sopra all’uomo o chi che sia.

Una storia che raggiunge momenti intensi, tra agitazione, nervosismo e ansia del brutto “quarto d’ora”, sofferto con i propri figli inconsapevoli e innocenti.

Gli attori hanno saputo ben interpretare ognuno la propria parte, Luis Tosar e Javier Gutierrez sono straordinari.

E la fine lascia ad ognuno la critica sociale, del mondo in cui viviamo.

Sono sicuro che sia un nuovo talento del cinema Spagnolo.

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