Domenica 18 marzo si è tenuto un interessante matinée al glorioso cinema Don Bosco di Roma con la proiezione dell’opera prima del regista indipendente Emilio Mandarino, dal titolo Due piccoli indizi, proiettata in anteprima nazionale.

Il film racconta della caccia a un serial killer (uno?!) che lascia il classico marchio sulle vittime per caratterizzare i suoi efferati omicidi. Il vicequestore aggiunto Varzi (un convincente Lino Di Santo) è alle prese con un cold case affidatogli dal questore (il caratterista e filmmaker siciliano Carmelo Milone) attraverso una capziosa indagine dal finale inatteso, come la massima di Eraclito che chiude il film.

Due piccoli indizi si ispira al glorioso filone del thrilling italiano da cui hanno attinto molti cineasti americani, iniziato dal grande Mario Bava ed esploso poi col Dario Argento de L’uccello dalle piume di cristallo (1970), filone che ha il suo capolavoro in Profondo rosso (1975), non dimenticando i film di Umberto Lenzi, Sergio Martino ed altri. Mandarino evita il titolo zoonomico ma cita esplicitamente/inconsciamente il genere: nelle scelte della fotografia (controluce, soggettive dell’assassino, colori ipersaturi, uso funzionale del dettaglio, ralenti), delle musiche gobliniane e dei tipici rumori intradiegetici (l’affanno malato e il ringhio dell’assassino, le lancinanti urla delle vittime), dimostrando padronanza nei significanti, grazie anche alla buona sceneggiatura, maniacale nell’attinenza alle procedure del codice penale.

Girato in due anni durante i week-end a low low (love love) budget, con un gruppo di appassionati e attori che hanno lavorato per il puro piacere di fare cinema, location gratuite (tra le più belle l’EX ENAOLI in via di Torrespaccata, splendida nella sua laida e barocca decadenza) e altre concesse dal VII municipio di Roma, Due piccoli indizi non è certo un film alla Ed Wood o alla The Room (vedi il recente The Disaster Artist di James Franco), e sorprende per il risultato finale rispetto ai pochi mezzi a disposizione della Good Luck 99 (si pensi per antitesi ai camion zeppi di attrezzatura inutilizzata ed alle pletoriche troupe della GRANDE fiction italiana), frutto del colossale lavoro del regista, che ha ricoperto diverse mansioni, dall’idea fino alla postproduzione. Il film – dedicato alla memoria di Gianluca Petrazzi, stuntman e maestro d’armi prematuramente scomparso, che aveva amichevolmente collaborato – farà un tour di promozione in Italia e verrà distribuito da una piccola società indipendente. Ogni amante del cinema ha il dovere morale di sostenerlo.

Gaetano Gentile

 

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