Il film, tratto da una storia vera, e ispirato a un libro omonimo a firma dello stesso Andre’ Bamberski.

E’ quello che racconta con ritmo ed emozioni ‘In nome di mia figlia’ di Vincent Garenq.

La storia di un tormentato caso  di “giustizia” durata circa trenta anni. Ovvero la rivalsa ostinata e scrupolosa di un padre, Andre’ Bamberski (Daniel Auteuil), che non accetta la morte misteriosa della figlia quattordicenne Kalinka, avvenuta nel 1982. E così per trenta anni cerca di vendicarla tra cause, trasferte all’estero, tribunali e avvocati.

Il padre è un tipo particolare, molto forte, uno che ha sempre ragione, dettato anche (ma chiaramente non solo) per il suo lavoro di ragioniere commercialista. Da lui comunque nessun riferimento affettivo rispetto alla dolorosa vicenda, solo carte e documenti legali. Non esprime le sue emozioni porta avanti solo fatti.

Non riuscendo però a farlo imputare in Germania, André cerca di far aprire un processo giudiziario in Francia e dedicherà il resto della sua vita nella speranza di ottenere giustizia per sua figlia, anche oltrepassando i limiti della legalità, esponendosi al reato di giustizia personale.

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Ma tutto ciò, per un Padre non è mai sufficiente.

La madre è vittima “inconsapevole”, anche davanti a delle palesi evidenze, forse resa cieca dall’amore che prova per il suo nuovo compagno.

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Il fratello subisce la mancanza dei valori di una famiglia tradizionale, colpita dalla tragedia più orrenda che possa capitare, la violenza sessuale della sorella.

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