Joe uccide gli alberi. Non è un vandalo, al contrario è un professionista che lavora su commissione per il legitttimo proprietario del bosco. Bisogna ucciderli perché sono storti e deboli, non hanno valore e solo se morti i boscaioli potranno tagliarli così che il proprietario possa mettere a dimora degli alberi più forti, più dritti e più alti. In questo semplice paradigma è racchiuso il senso dell’intero film e dell’omonimo romanzo di Larry Brown da cui è tratto.

Lo scrittore Larry Brown

Lo scrittore Larry Brown

L’atmosfera che che si respira resa dal regista David Gordon Green è più quella però di Cormac Mc Carthy e specialmente del suo romanzo semi autobiografico “Suttree. Anche “Joe” come “Suttree” è un affresco che ritrae gli emarginati ed invisibili  perdenti, i cosiddetti “Loosers”, della profonda provincia americana, disadattati sempre in bilico tra la bottiglia e la galera. Sono loro quelli storti e deboli per cui non c’è rimedio o recupero. I più neppure la vogliono o la sperano una redenzione e sembrano bene integrati nella cornice di abiezione in cui vivono. Pochi altri invece hanno una speranza ed una volontà di riscatto che devono proteggere dalla violenza che in quell’ambiente  sostituisce ogni dialettica.

lo psichiatra James Gilligan

lo psichiatra James Gilligan

E’ una violenza scatenata in primo luogo dalla vergogna. Secondo la tesi sostenuta da James Gilligan (psichiatra, tra le altre cose consulente di Martin Scorsese per il suo “Shutter Island“) nel suo libro “Violence“, è la vergogna la molla che fa scattare la violenza. Si può sopportare quasi tutto , ma non si può perdere la faccia, soprattutto nei bassifondi. C’è la vergogna del lavoro che si fa, della famiglia da cui si proviene, la vergogna di non essere adatti, quella di essere derisi, la vergogna per non essere riusciti a mantenere la rotta verso un’etica migliore.

Tye Sheridan

Tye Sheridan

Joe è interpretato da un credibile Nichilas Cage che con “Via Da Las Vegas” si può considerare laureato nei ruoli di uomini sul baratro.  Al suo fianco un bravissimo Tye Sheridan che avevamo già apprezzato ne “Tree Of Life” di Terrence Malik e che per la parte del giovane Gary in “Joe” ha vinto il premio Marcello Mastroianni alla mostra del cinema di venezia nel 2013.  Un film da vedere ed eventualmente rivedere e che non stona nella propria library digitale o tra gli scaffali dei DVD.

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