Debora Scalzo torna sul set: «Dopo aver raccontato Borsellino, ora voglio entrare nell’anima di un Generale»
Intervista esclusiva a Debora Scalzo

Dopo il percorso cinematografico e internazionale di Paolo Vive, il docufilm dedicato al giudice Paolo Borsellino, con protagonista Bruno Torrisi, Debora Scalzo torna dietro la macchina da presa con un nuovo progetto ambizioso: Oltre la Divisa.
Un film drammatico antimafia, dedicato all’Arma dei Carabinieri, realizzato in collaborazione con il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.
Al centro della storia ci sarà un Generale dell’Arma dei Carabinieri, interpretato da un grande attore italiano, il cui nome sarà annunciato nei prossimi mesi.
Ma Oltre la Divisa non vuole raccontare soltanto il ruolo istituzionale. Vuole entrare nella dimensione più intima del protagonista: l’uomo dietro il grado.
Le riprese si svolgeranno in Italia, tra Catania, Fiumefreddo di Sicilia, Trecastagni e Roma.
Prima dell’inizio delle riprese, però, è già in corso un importante percorso di preparazione. A settembre Debora Scalzo sarà a Catania per definire ufficialmente location, squadra, co-produzioni e tutti gli elementi che porteranno alla costruzione del set. E prima del primo ciak, la regista volerà nuovamente a New York per nuovi progetti legati al cinema americano.
Abbiamo incontrato Debora Scalzo per parlare del suo ritorno sul set, della genesi di Oltre la Divisa, del rapporto con l’Arma dei Carabinieri e dell’uomo che ha scelto di portare al centro della sua nuova storia.

Debora, dopo Paolo Vive torna sul set. Ma quando possiamo dire che è iniziato davvero questo nuovo viaggio?
In realtà il mio ritorno sul set è già iniziato. Un film non nasce il giorno del primo ciak. Nasce molto prima, durante tutta quella fase invisibile fatta di ricerca, incontri, sopralluoghi, scelte, progettazione e costruzione, ci lavoro dalla fine del 2022.
A settembre sarò a Catania per entrare nella fase operativa di Oltre la Divisa. Le location principali erano già state individuate lo scorso anno e adesso dobbiamo definire ufficialmente ogni dettaglio.
Ho già effettuato una prima ricognizione di palazzi storici e location che saranno messe a disposizione anche attraverso le Film Commission. Adesso dobbiamo mettere il punto finale su tutto: location definitive, co-produttori, squadra tecnica e organizzazione del set.
È un momento importantissimo, perché significa trasformare progressivamente un’idea in un film reale.
Il set entrerà nella sua fase definitiva nel 2027 e il primo ciak è fissato per il 10 maggio 2027.
Quella data rappresenta il momento in cui tutto il lavoro fatto fino a quel momento smetterà di essere preparazione e diventerà finalmente cinema.
Da Paolo Borsellino a un Generale dei Carabinieri. C’è un filo che unisce questi due uomini dello Stato?
Sì, ed è il senso del mio percorso. Credo che esista un filo invisibile che unisce i miei progetti: raccontare uomini e donne che scelgono di mettere la propria vita al servizio di qualcosa che va oltre loro stessi.
Con Paolo Vive ho raccontato un uomo che ha fatto del senso dello Stato una ragione di vita. Con Oltre la Divisa voglio raccontare un altro uomo dello Stato, ma attraverso un linguaggio completamente diverso: quello della fiction.
Borsellino appartiene alla nostra memoria collettiva. Il Generale di Oltre la Divisa è invece un personaggio di finzione, ma nasce dall’osservazione e dall’ispirazione di uomini che hanno ricoperto e ricoprono ruoli di comando.
Non voglio raccontare un’icona.
Voglio raccontare una persona.
Perché “Oltre la Divisa”? Cosa c’è davvero dietro quella divisa?
La divisa racconta ciò che vediamo. Io voglio raccontare ciò che non vediamo. Quando incontriamo un Generale vediamo il grado, l’uniforme, il ruolo, l’autorità, la responsabilità. Ma cosa succede quando quella persona torna a casa? Cosa sente? Cosa teme? Chi ama? Quali ferite porta dentro? Quali battaglie combatte quando nessuno lo vede? È questo, per me, andare oltre la divisa. Il protagonista è un uomo che lotta, ama, protegge e si difende.
Ma la storia non è concentrata soltanto su di lui. C’è molto altro. Oltre la Divisa è un film che voglio lasciare scoprire al pubblico davanti allo schermo. Sarà il cinema, a rivelare fino in fondo il senso e il significato del titolo. Ci sono storie che è bello raccontare. E altre che è ancora più bello lasciare scoprire.
Il film nasce in collaborazione con il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Quanto è importante questo rapporto?
È fondamentale e per me rappresenta innanzitutto una grande responsabilità. Quando racconti un’Istituzione così importante devi avere rispetto della sua identità, della sua storia e dei suoi valori.
Per questo abbiamo scelto di affrontare il progetto con grande attenzione. Sul set sarà presente un Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, che affiancherà la produzione supervisionando gli aspetti relativi alla rappresentazione dell’Istituzione. Per me è un onore immenso. Il mio obiettivo non è realizzare un film celebrativo. Voglio rendere omaggio all’Arma dei Carabinieri attraverso il cinema, raccontandone i valori e, contemporaneamente, mostrando l’umanità delle persone che indossano quella divisa.
Voglio realizzare un film umano, capace di mostrare anche ciò che normalmente non vediamo. Perché credo che il modo più autentico di rendere omaggio a un’Istituzione sia anche ricordare che dietro ogni uniforme esiste una persona.

Prima del primo ciak, però, ci sarà New York. Perché hai scelto di trascorrere i primi mesi del 2027 negli Stati Uniti?
Per una scelta personale, ma soprattutto professionale. Da fine gennaio a fine marzo 2027 sarò a New York per lavorare a nuovi progetti legati al cinema e al mercato americano. Collaboro con New York già da quattro anni e ogni volta per me rappresenta una nuova sfida, una nuova possibilità e un’altra tappa del mio percorso internazionale.
Credo profondamente nella necessità, per chi fa questo mestiere, di continuare a confrontarsi con realtà diverse, uscire dalla propria zona di comfort, creare nuove opportunità e non smettere mai di imparare. E poi New York, per me, non è soltanto una città. È la mia seconda casa. È la città che mi ha salvata.
È un luogo con il quale ho costruito negli anni un rapporto profondissimo, umano prima ancora che professionale. Non considero affatto questa esperienza separata da Oltre la Divisa. Al contrario, penso che tutto ciò che vivrò negli Stati Uniti, gli incontri, le esperienze, il lavoro e il confronto con un’altra realtà cinematografica, contribuirà inevitabilmente alla regista che arriverà sul set il 10 maggio 2027.
Che cosa vuoi lasciare allo spettatore quando finiranno i titoli di coda?
Vorrei che uscisse dalla sala guardando una divisa in maniera diversa. Vorrei che comprendesse che dietro un grado, un’uniforme e un ruolo esiste sempre una persona. Voglio che il pubblico arrivi al cinema pensando di conoscere una divisa e ne esca avendo conosciuto l’uomo che c’è dentro.
In questo film, come in tutti i progetti a cui lavoro, ci metterò tutto l’amore che ho dentro e spero che questo il pubblico possa vederlo e sentirlo. Per me fare cinema significa esattamente questo: prendere una storia, un’idea, delle persone e dare tutto quello che ho. Il mio tempo, la mia energia, la mia sensibilità, le mie emozioni, i miei pianti e, soprattutto, il mio amore. È questo che voglio lasciare sul set e poi sullo schermo. Perché quando scelgo una storia non la racconto semplicemente: la vivo e la difendo.
DESCA PRODUCTION MGMT
La Redazione





























