Negli USA quando una società si trova in “Chapter 11” significa che è sottoposta ad una procedura di amministrazione controllata volta ad una ristrutturazione aziendale e rinegoziazione dei debiti che qualora non andasse a buon fine porterebbe al fallimento. Per la fortuna di chi ama il cinema Relativity Media ce l’ha fatta e si avvia verso la normalizzazione della gestione. Lo scorso febbraio il giudice fallimentare Michael Wiles ha approvato il piano di risanamento che prevede l’insediamento al vertice di Dana Brunetti e la conferma del fondatore Ryan Kavanaugh come CEO, mentre si è ormai perfezionata la fuoriuscita di Kevin Spacey che non sarà più il presidente della compagnia.

Kevin Spacey e Dana Brunetti

Kevin Spacey e Dana Brunetti

Alla vitalità di Relativity Media si devono la produzione di oltre 150 film tra cui ricordiamo “The Fighter“, “Quel Treno Per Yuma“, “Wolfman” e l’intenso “Changeling” di Clint Eastwood. Partner di produzione, tra gli altri, di Columbia e Universal sarebbe stato un autentico peccato se fosse stata costretta a cessare l’attività.

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