Naomi Watts da brivido nel thriller Shut In, un film di Farren Blackburn, nel quale interpreta Mary, una psicologa infantile che vive con il figliastro Stephen in una casa isolata nel New England; non da meno gli altri due giovani protagonisti, Charlie Heaton e Jacob Tremblay, che danno il senso alla suspence con le loro espressioni visive, due volti per colpire nel segno.

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Peccato per le evidenti falle presenti nel film: il piccolo Tom, sordomuto, viene continuamente chiamato sottovoce dalla protagonista, per non farsi sentire dal cattivo Stephen che, dopo mesi trascorsi in uno stato vegetativo, ha un fisico muscoloso da atleta. Stephen, innamorato di Mary, cercherà in tutti i modi di eliminare Tom (qui lascia un po’ a desiderare il metodo), per poter essere l’unico vero amore della donna.

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La suspence viene creata con i soliti metodi, ormai decisamente logori, delle porte che scricchiolano, dei passi uditi del cuore della notte, nelle discese in cantine ormai viste e riviste.

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Film girato praticamente in una casa, ma questo non è un problema visto il genere minimal, per dare spazio al cachet del cast. Forse dopo il maestro Stephen King, l’immaginazione contemporanea è a corto di idee.

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