Un po’ di luce (kami nour)

Regia: Ali Asgari
Durata: 87′
Paesi: Iran, Svizzera, Italia, Canada, Turchia
Interpreti: Misagh Zareh, Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Ramtin Daghigh, Mina Rahimzadeh
Genere: Drammatico
Distribuzione: BIM Distribuzione

Al cinema dal 1 ottobre

Dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio, un medico iraniano, disilluso, perde ogni fiducia nel futuro. Deciso a porre fine alla propria vita, trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre, per prepararli alla sua scomparsa.

Presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, Ali Asgari costruisce il ritratto di un uomo sempre rivolto verso gli altri, un medico che ha fatto della cura del prossimo la propria identità, al punto che persino il gatto di casa si rifiuta di mangiare se lui non è presente. Questo legame capillare, quasi involontario, con chi lo circonda diventa il cuore del film e insieme la sua ferita più profonda. Perché l’uomo che ha sempre pensato agli altri arriva, nel momento più buio, a un gesto radicalmente individualista, il suicidio, l’unico atto della sua vita compiuto solo per sé.

C’è in questa parabola qualcosa che richiama Il sapore della ciliegia di Kiarostami, lo stesso girovagare tra affetti e commiati silenziosi, la stessa Persia che sembra non lasciare scampo ai suoi figli migliori. Il medico di Asgari diventa così metafora di un popolo senza più speranza, a cui non pare restare altro che la morte come unico orizzonte possibile.

Il film alterna rari momenti di ironia a una cupezza diffusa, che pesa sull’intera giornata raccontata senza mai concedere vera tregua. È un dolore trattenuto, che passa più per gli sguardi e i silenzi in famiglia che per le parole. Il film, come il titolo stesso, Un po’ di luce, lascia intravedere uno spiraglio, per quanto minimo, in un racconto altrimenti segnato dalla rassegnazione.

Un’opera che parla di un singolo destino per raccontare quello di un intero Paese.

Miriam Dimase

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