L’edizione 2026 della Mostra del Cinema di Venezia è segnata da un dato evidente: la quasi totale assenza dei film statunitensi. Non si tratta di una semplice flessione, ma di un vuoto strutturale che ridefinisce l’identità del festival e conferma una tendenza già osservata negli ultimi anni. Le fonti ufficiali e la stampa di settore parlano di assenze eccellenti, di scelte strategiche degli studios e di un cambio di paradigma nel rapporto tra Hollywood e i festival europei.
Chi manca davvero: il caso degli Stati Uniti
Secondo l’analisi dei programmi ufficiali e delle ricostruzioni giornalistiche, quasi tutti i grandi titoli americani attesi sono assenti. Tra i film non presenti nel programma di Venezia 83 figurano:
The Social Reckoning di Aaron Sorkin
Cry to Heaven di Tom Ford
Jack of Spades di Joel Coen
The Adventures of Cliff Booth di David Fincher
The Debut di Jesse Eisenberg
The Statement di Tom McCarthy
Denis Villeneuve con Dune – Parte 3
La seconda stagione di The Studio
Alejandro González Iñárritu con Digger
Si tratta di un elenco impressionante, che conferma una assenza quasi totale degli studios USA, eccezion fatta per Disney.
Perché Hollywood non c’è? Le ragioni dietro la scelta
Le motivazioni sono molteplici e intrecciate:
- Produzioni non completate (come Cry to Heaven di Tom Ford, ancora in post‑produzione)
- Strategie degli studios, sempre più cauti nel portare grandi titoli ai festival europei
- Costi logistici elevati e ritorni economici non garantiti
- Timore reputazionale, dopo casi come Joker: Folie à Deux, accolto negativamente a Venezia 2024 e considerato un flop influenzato dalla premiere festivaliera
In sintesi, Hollywood sembra chiedersi se la vetrina festivaliera valga ancora il rischio.
Un festival che guarda all’Europa (e all’Italia)
L’assenza oltreoceano ha aperto spazio a una selezione fortemente europea:
- 5 film italiani in concorso, tra cui Nanni Moretti, Marco Bechis, Edoardo De Angelis, Andrea Pallaoro e Paolo Strippoli
- Una presenza massiccia di autori europei e asiatici
- Documentari di grande rilievo, come quello sugli Oasis e quello di Luca Guadagnino dedicato a Bernardo Bertolucci
La stampa parla di una scelta consapevole, che privilegia il cinema d’autore e le produzioni indipendenti rispetto ai blockbuster hollywoodiani.
Le star ci sono, ma non arrivano da Hollywood
Nonostante la mancanza di titoli americani, il festival non rinuncia al glamour:
- Robert Pattinson
- Penélope Cruz
- Javier Bardem
- George Clooney
Sono tra i nomi presenti al Lido, confermando che Venezia resta una piattaforma internazionale, anche senza la macchina hollywoodiana.
Cosa significa questa assenza per Venezia 2026?
L’edizione 2026 segna un punto di svolta:
- Venezia si afferma come festival europeo, meno dipendente dalle major USA.
- Cresce il peso dei creator, dei documentari e delle produzioni indipendenti, che ridefiniscono il racconto mediatico del festival.
- L’assenza oltreoceano non impoverisce il programma, ma lo ricolloca: più autoriale, più sperimentale, più vicino alle nuove dinamiche culturali.

Giovanni De Santis

























