StrongHer – Il rock, le donne, la resistenza.

«StrongHer racconta tramite una cantautrice, Alessia D’Andrea, le artiste che hanno cambiato la storia della musica attraverso le loro vite di outsider e selvagge».

C’è un momento, in StrongHer, in cui la protagonista Alessia D’Andrea confessa di essersi sentita “interrotta”, come se la sua carriera avesse subito una serie di deviazioni inspiegabili. È da quella frattura che nasce il film di Massimo Ivan Falsetta: non un documentario musicale, ma un atto di resistenza creativa.

Il film parte da un’intuizione semplice e luminosa: raccontare le grandi artiste che hanno scardinato il loro tempo attraverso lo sguardo di una cantautrice che, oggi, lotta per ritrovare la propria voce. Alessia non è una guida neutra: è una donna che attraversa una crisi personale e professionale, amplificata dalla pandemia, e che trova nelle storie delle sue “sorelle maggiori”, da Joan Baez a Janis Joplin, da Joni Mitchell alle rocker più selvagge, un modo per rimettere insieme i pezzi.

Falsetta costruisce un racconto che alterna testimonianze di peso (Lucy O’Brien, Massimo Cotto, Michele Monina, Jennifer Batten, Scarlet Rivera, fino alla partecipazione straordinaria di Ian Anderson) a momenti più intimi, quasi diaristici. Il risultato è un film che non celebra, ma interroga: cosa significa essere donna nella musica? Quanto costa, ancora oggi, essere autentiche? E perché il talento femminile deve sempre affrontare ostacoli che agli uomini non vengono nemmeno posti?

La forza di StrongHer sta proprio in questo doppio movimento: da un lato la storia personale di Alessia, che ritrova la creatività e compone il suo nuovo album The Journey; dall’altro la memoria collettiva delle artiste che hanno aperto la strada. Il film diventa così un ponte tra generazioni, un invito a non rinunciare al proprio fuoco interiore, «onorare sempre quel fuoco sacro che le brucia dentro», come recita il moodboard.

Visivamente, Falsetta conferma la sua sensibilità per l’immagine: fotografia curata, ritmo elegante, un uso intelligente delle location tra Calabria, Roma, Londra e Milano. Il film respira internazionalità pur mantenendo un’anima profondamente italiana.

StrongHer è un docu‑film necessario, capace di parlare a chi ama la musica, a chi vive la creatività come destino, e soprattutto a chi sa che la libertà femminile è ancora un campo di battaglia. Un’opera che non si limita a raccontare: accende.

Il progetto si posiziona in un territorio oggi molto fertile: musica + empowerment femminile + autobiografia creativa. È un triangolo narrativo che funziona sia per il pubblico generalista sia per quello più cinefilo.

Il film non è un semplice documentario musicale: è un percorso di rinascita personale che si intreccia con la storia delle grandi artiste rock. La struttura è ibrida: testimonianze, viaggio personale, making of di un album, riflessione sociale. Questo lo rende più vicino ai docu‑film narrativi contemporanei (tipo Miss Americana, Amy, Becoming Led Zeppelin) che ai documentari televisivi tradizionali.

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Giovanni De Santis

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