Trascorrere tutta la vita ad inseguire fallimentari ipotesi artistiche per poi capire che “non si può sostituire il passato ma solo creare nuovi collegamenti”, costruire nuovi ponti; sono le parole di Paul Cézanne, tratte da una delle centinaia di lettere che scrisse agli amici, Emile Zola su tutti, e non stupisce per niente che un pittore che ha vissuto tra Ottocento e Novecento e che ancora oggi giovani artisti di quattro generazioni successive riconoscono come fonte di prima ispirazione, inviti a creare collegamenti a costruire ponti per congiungere le porte della storia. Proprio quelle porte che, destino comune a tutti i grandi, Paul Cezanne si vide sbattere in faccia più di una volta.

Questo forse è il messaggio maggiormente costruttivo che emerge dall’ultimo film d’arte prodotto e distribuito da Sky Arte Hd e Nexo Digital: “Cézanne. Ritratti di una vita” al cinema come evento speciale l’8 e il 9 maggio. Dopo il grande successo di quest’anno con i docufilm dedicati a Caravaggio e Van Gogh, è il turno dunque di colui che è considerato il padre dell’arte moderna attraverso il percorso artistico delineato dalla National Portrait Gallery di Londra che ha dedicato una mostra agli straordinari ritratti del pittore.

“Cézanne. Ritratti di una vita” è un documentario di 90 minuti ambientato tra Londra, Parigi, Washington D.C. e chiaramente la Provenza, quel sud della Francia in cui il pittore nacque, morì e che dipinse nei suoi stupendi paesaggi. In realtà “Cézanne. Ritratti di una vita” ci presenta una chiave di lettura nuova su un pittore famosissimo per le nature morte e i paesaggi, ma che forse è proprio grazie ai ritratti e agli autoritratti che lascia emergere maggiormente l’emotività e l’interiorità, prima di tutto, dell’essere umano.

A questo proposito il film dà grande spazio alla lettura di un significativo numero di lettere, che ci mettono direttamente in dialogo con l’artista. Scopriamo così la grande insicurezza che muoveva ogni sua pennellata, lavorava lentamente Cézanne, applicava la pittura in modo fisico e gestuale e il minimo ostacolo scatenava in lui la disperazione. Amava la poesia Cézanne, e non può sorprenderci che preferiva quella latina. A Parigi cambiò 22 case prima di tornarsene in Provenza, sempre sostenuto dall’amico Zola, ma a Parigi c’era il Louvre, scrive Cézanne: “il Louvre è il libro dove impariamo a leggere”, ma solo fuori di lì, “osservando e studiando per anni la natura, raggiungiamo la comprensione”.

Insomma oggi, in un momento storico dominato da selfie e social un film d’arte dedicato a una mostra ritrattistica ci offre sicuramente nuovi spunti sul concetto di identità e di autorappresentazione.

Al cinema 8 e 9 Maggio

Marco Citro

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