The Magician: Bogdan Mureșanu e la meraviglia nell’epoca del progresso

Il regista di L’anno nuovo che non arriva approda all’animazione con la storia di un illusionista alle prese con un mondo che cambia. Una premessa lontana nel tempo, capace di interrogare il nostro presente.

Che cosa rimane a un mago quando è la realtà stessa a compiere prodigi? Quando basta accendere una lampadina per suscitare quello stupore che prima richiedeva abilità, segreti e una vita trascorsa davanti al pubblico?

È una domanda che accompagna la premessa di The Magician, titolo internazionale di Magicianul, cortometraggio d’animazione scritto e diretto da Bogdan Mureșanu. Coproduzione tra Romania, Croazia e Francia, della durata di 24 minuti, il film è stato selezionato nel concorso ufficiale dei cortometraggi di Annecy 2025. La vicenda si svolge a Sulina, nel 1910: mentre la città portuale festeggia l’inaugurazione della sua prima centrale elettrica, il prestigiatore Ilarion tenta di giocare la sua ultima carta.

Il punto di partenza contiene già un conflitto profondamente cinematografico. Da una parte c’è una comunità proiettata verso il futuro; dall’altra un uomo il cui mestiere rischia di perdere significato proprio davanti a quella promessa di novità. La luce elettrica diventa così il possibile simbolo di una trasformazione che investe anche il valore delle persone, delle loro capacità, del posto che occupano nel mondo.

La storia nasce da un racconto dello stesso Mureșanu, pubblicato nella raccolta Erata. Il regista ha spiegato di aver immaginato una giornata nella vita di un illusionista messo a confronto con la nuova magia della modernità.

Per il suo primo cortometraggio animato ha scelto di ricostruire un universo scomparso anche attraverso fotografie d’epoca, affidando all’animazione la possibilità di restituirgli forma.

Su queste basi, Ilarion si presta a una lettura che va oltre la figura dell’artista superato dai tempi. Nel suo tentativo di custodire la meraviglia possiamo riconoscere il bisogno di sentirci ancora necessari quando cambiano gli strumenti, i linguaggi e le aspettative di chi ci circonda. È un interrogativo che riguarda chiunque abbia costruito la propria identità intorno a un sapere e si trovi improvvisamente a doverne dimostrare di nuovo il valore.

Il richiamo al presente nasce proprio qui. In un’epoca in cui le tecnologie trasformano rapidamente il lavoro creativo e la produzione delle immagini, la vicenda di un prestigiatore del 1910 offre uno spunto sorprendentemente vicino: quale spazio resta all’esperienza individuale quando un’innovazione sposta altrove l’attenzione collettiva? E quanto del nostro entusiasmo per il futuro ci permette ancora di vedere chi fatica a seguirlo?

Bogdan Mureșanu - Wikipedia

Per chi conosce Mureșanu attraverso L’anno nuovo che non arriva, The Magician apre inoltre una possibile linea di confronto. Cambiano il periodo storico e il linguaggio espressivo, ma torna l’occasione di osservare una trasformazione collettiva attraverso una vicenda individuale. Il confronto è una chiave di lettura: il momento in cui una società cambia può essere anche quello in cui un singolo scopre la propria fragilità.

La premessa del corto lascia dunque affiorare una domanda destinata a durare più di qualsiasi invenzione: possiamo continuare a progredire senza perdere la capacità di meravigliarci? Nel gesto di un mago che cerca ancora il suo pubblico c’è già tutto lo spazio per riflettere sul rapporto tra immaginazione, memoria e futuro.

Trailer

 

Giovanni De Santis

 

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