FILMMAKER FESTIVAL 2026: Milano, 14 – 22 novembre

Si avvicina l’appuntamento con Filmmaker, a Milano dal 14 al 22 novembre, sugli schermi di Arcobaleno Film Center, Cineteca Milano Arlecchino, Cineteca Milano MIC. Nove giorni dedicati al cinema documentario, sperimentale e di ricerca, con oltre 50 film, 33 prime mondiali, 13 italiane e i nomi tra più significativi del cinema del reale internazionale, da Alain Cavalier a Ruth Beckermann, Bruno Dumont, Jean-Gabriel Périot, Alina Marazzi, Daniele Gaglianone, Agostino Ferrente. Cinque le sezioni in programma: due Concorsi (Internazionale e Prospettive – quest’ultimo riservato a autori e autrici italiani fino ai 35 anni, a conferma dell’attenzione che il festival dedica da sempre al sostegno e alla scoperta dei giovani registi di domani), una sezione Fuori Concorso con gli highlights della stagione cinematografica, Moderns, la vetrina underground sul cinema “fuori norma” che quest’anno vedrà protagonisti Francesco Ballo e Tonino De Bernardi, Teatro Sconfinato, lo spazio di incontro con l’arte della scena e le opere di Armando Punzo e Motus, una masterclass con Jean-Gabriel Périot (mercoledì 18 novembre) in collaborazione con NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, negli spazi del suo campus di Milano.

Filmmaker, qui e ora

«Il festival, anche quando proietta film di luoghi lontani e tempi remoti, è sempre piantato nel presente del luogo che lo ospita – sottolinea il direttore di Filmmaker Luca Mosso -. Filmmaker respira l’aria di Milano 2026, le sue difficoltà e le sue speranze ma, invece di limitarsi a rifletterle e a rendicontarle, cerca precedenti, connette situazioni e ipotizza soluzioni secondo la duplice natura del cinema: materia del reale e teatro dei sogni (e degli incubi). La nostra ricerca ha scavato nel cinema di ricerca contemporaneo spostandosi dalla Parigi degli anni 30 alla Spagna franchista, dalla Germania della riunificazione all’Iran degli anni 80 per giungere infine alle sfaccettature domestiche che dominano il cinema dei giovani italiani oggi. Luoghi e tempi diversi ma sempre con la stessa predilezione per le disobbedienti e i sovversivi, nella politica, nell’arte e nella cultura»

Filmmaker inaugura sabato 14 novembre alle 21:30 all’Arcobaleno Film Center con Alina Marazzi e il suo La ragazza con la Leica, un film che celebra l’impegno e la gioventù, la militanza e la bellezza. Gerda Taro fugge dalla Germania nazista e affronta la vita con la allegra spavalderia dei giovani, come se non potesse accettare una rivoluzione incapace di danzare. L’insofferenza verso l’ingiustizia la porta a partire per la Spagna per documentare la guerra civile. Morirà sul campo di battaglia ed entrerà nel mito.

CONCORSO INTERNAZIONALE

Undici film, fra lunghi e cortometraggi, in anteprima italiana e mondiale, compongono la selezione del Concorso Internazionale che con autori più conosciuti e rivelazioni inaspettate prova a esplorare le questioni poste al cinema dal nostro tempo. Si parla dell’Europa e del mondo, delle nuove guerre, dei confini e dei razzismi, delle violenze rimaste sepolte in una storia mai ufficializzata, con gli archivi che diventano materiale prezioso per una memoria disobbediente, in cui il passato dialoga col presente, con la necessità di un cambiamento che rivendicano le giovani generazioni. In ogni gesto cinematografico, che dal documentario sconfina nella finzione, le registe e i registi di questa edizione cercano di restituire un senso “politico” alle proprie immagini, dentro il sentimento della realtà contemporanea e, al tempo stesso, capace di capovolgere le prospettive dello sguardo.

Due i titoli italiani, in prima mondiale: Heaven di Daniele Gaglianone e Storia di un bimbo mucca di Elisabetta Falanga, che nella diversità dell’approccio dialogano fra loro confrontandosi entrambi il nostro rapporto con chi proviene da culture “altre”.

Gaglianone torna all’attentato di Macerata, nel 2018, quando Luca Traini uscì di casa per sparare e uccidere ogni migrante che incrociava sui suoi passi – una vicenda analoga a quanto è accaduto pochi giorni fa in Francia. Ma il film non ricostruisce la cronaca bensì incontra le vittime oggi, e nel tradimento di quell’”Heaven” che pensavano di avere raggiunto restituisce il razzismo e la sua strumentalizzazione, alla base dei discorsi politici delle destre nel mondo.

La storia del bimbo mucca che racconta Elisabetta Falanga è quella del suo compagno, un ragazzo di origini marocchine arrivato vent’anni fa in Italia. La loro relazione è divenuta più complicata dopo la nascita delle figlie e un’improvvisa riscoperta della religione musulmana da parte di lui. In questo spazio intimo prendono corpo pregiudizi e incomprensioni di mondi che provano a capirsi senza smettere di fraintendersi.

Une vie manifeste di Jean-Gabriel Périot restituisce alla luce Michèle Firk, brillante critica per “Positif” alla fine degli anni Cinquanta, quando la critica cinematografica era solo “un affare di uomini”, militante con l’Fnl, il Fronte di Liberazione Nazionale nella guerra di indipendenza dell’Algeria, donna sempre libera, poi guerrigliera in Guatemala dove muore nel 1968 a neppure trent’anni. Con le voci di Alice Diop e Nadia Tereszkiewicsz (Testa o Croce?; Les Amandiers di Valeria Bruni Tedeschi) Periot ne racconta la vita e le scelte facendovi risuonare una contemporaneità: lo spazio delle donne nel cinema, il legame fra arte e pratica politica e rivoluzionaria che per Michèle non si è mai scisso.

Tra i registi più ribelli e di talento del cinema tedesco degli ultimi decenni, Thomas Heise (Material) nato nella ex-Repubblica democratica tedesca, ha messo al centro della sua opera, criticamente, la Germania: il comunismo, la riunificazione, il presente di gentrificazione di Berlino dove viveva, il nuovo controllo sociale. Anche il progetto del suo prossimo film partiva da qui ma Übergang è rimasto incompiuto per la sua morte. Peter Badel e Chris Wright, suoi amici e storici collaboratori, decidono di terminarlo, e al girato di Heise uniscono i materiali del suo archivio trasformando la narrazione di una vita in una mappa delle contraddizioni del Novecento e del nuovo millennio.

È un viaggio nell’Europa di oggi London, uno dei film rivelazione dell’anno. Il regista austriaco Sebastian Brameshuber costruisce un dispositivo di finzione dentro una macchina il cui conducente, l’attore viennese Bobby Sommer, percorre l’autostrada fra Vienna e Salisburgo, viaggiando di volta in volta con persone diverse. I loro racconti di vita si mischiano ai suoi di finzione, nel cortocircuito appare lo stato dell’Europa oggi, mentre va Pale Blue Eyes dei Velvet Underground. Gran Prix al Festival Cinéma du Reel 2026 di Parigi.

Anche Chronos – Fluss der Zeit è un on the road.Il regista, Volker Koepp, figura storica del cinema tedesco dissidente della ex DDR, come Thomas Heise ma di una generazione precedente, costruisce un diario attraverso le immagini della sua lunga filmografia, osservando le nuove guerre e i legami spezzati di un’Europa che fra le regioni del Baltico e del Mar Nero sembra tornare sempre, con reiterate violenze, allo stesso punto.

Se in Todo es cárcel, Gran Prix al Fid Marseille 2026, Eloy Enciso Cachafeiro, regista di punta delle nuove generazioni spagnole, cerca sui bordi della finzione l’immagine mancante dei campi di prigionia del franchismo – un’epoca che torna oggi, nel cinema spagnolo, pensiamo a La Bola Negra –Bani Khoshnoudi, iraniana della diaspora, che vive in Francia, in Elegy for the Forgotten, on an Endless War guarda alle immagini fra archivi e social per interrogarne la verità possibile. L’Iran degli anni 80 e del conflitto con l’Iraq, quello di oggi tra le bombe Usa e la repressione della Repubblica islamica.

Tre cortometraggi, tre diversi modi di esplorare le potenzialità delle immagini fra tecnologia e narrazione. Normal Planet del trio belga Ekiem Barbier, Guilhem Causse, Quentin L’helgoualc’h è ambientato in un museo in rovina dove un gruppo di avatar digitali è in visita: una rana addetta alla sicurezza, uno smartphone antropomorfo, un T-Rex, un uomo in armatura. Un gioco di sperimentazione e di comicità.

Sperimentale è anche la cifra di Johann Lurf, Forever…Forever è stato girato con una macchina da presa appositamente costruita che utilizza pellicola 65mm personalizzata con tempi di esposizione fino a 24 ore: nella sequenza finale, 423 giorni sono stati condensati in 17 minuti. Eppure, nonostante tutta la sua complessità tecnica, il film ci riporta a qualcosa di elementare: la rotazione della Terra, un ritmo che appartiene a ogni essere vivente e che assume anche un valore politico.

L’interno di un bar destinato alla chiusura dove si sono barricate delle persone, la musica che non deve fermarsi mai, un cuoco che prepara torte: The Blessing di Caroline Poggi e Jonathan Vinel, duo artistico francese di audaci invenzioni, immagina un mondo in pausa che prova a ritornare alla vita.

FUORI CONCORSO

Ruth Beckermann, Bruno Dumont, Alain Cavalier, Bruno Bigoni, Enrico Maisto, Agostino Ferrente, Giovanna Giuliani sono fra i nomi del Fuori Concorso, una selezione degli highlights dei film di ricerca dell’anno, internazionali e italiani, realizzati da autori e autrici che a ogni nuova opera rimettono in discussione la propria pratica lanciando scommesse inattese, vere e proprie scoperte, ipotesi di un cinema che scompiglia forme, generi, prospettive di sguardo sul mondo.

In Wax & Gold, applaudito alla Berlinale 2026, Ruth Beckermann, austriaca, una delle voci più autorevoli del cinema europeo, di cui Filmmaker ha presentato la prima retrospettiva italiana, si confronta con il colonialismo di ieri e di oggi, indagando la figura di Hailé Selassié, l’imperatore di Etiopia, simbolo della decolonizzazione ma anche autocrate dalle molte ombre. A partire dal libro di Kapuscinski, Il Negus, Beckermann arriva a Addis Abeba, sceglie l’Hilton, albergo di lusso simbolo della modernizzazione di Selassié, come punto di osservazione. Nella lobby elegante la regista riflette sulle molte domande che la realtà attuale e la storia del luogo le pongono e, dentro a una esplicitata visione soggettiva, interroga la verità possibile delle narrazioni e delle immagini.

Selfie – Lato B di Agostino Ferrente, presentato all’ultima edizione di Alice nella città, ritrova i ragazzi del Rione Traiano di Napoli già protagonisti di Selfie. Ma di quel film bello e importante non vuole essere un “sequel”. Realizzato a partire dalle sequenze escluse dal montaggio del progetto originale, dai provini ai ragazzi e dai sopralluoghi nel quartiere, il film ragiona sulle possibilità e sui destini che avrebbero potuto prendere forma, interrogando il cinema come macchina delle ipotesi e testimone del tempo.

Filmeur impenitente e delicato, Alain Cavalier, che per Filmmaker aveva realizzato una Carte Blanche, prende congedo dal cinema e dal pubblico: Merci d’être venu è un arrivederci senza tristezza, con grazia e umorismo. Cavalier ritrova le immagini filmate negli anni, i volti degli amici e delle amiche, gli incontri casuali, le occasioni pubbliche, lo spazio privato. E ne aggiunge altre, chiedendosi come sempre: “cosa posso filmare?”. Mentre la sua silhouette scompare, come se fosse un nuovo gioco, sembra di vederlo sorridere divertito. 

Regista fra i più singolari del cinema francese, Bruno Dumont costruisce in Les roches rouges – Le rocce rosse (a Filmmaker in collaborazione con il festival Piccolo Grande Cinema di Cineteca Milano) un mondo “ad altezza di bambino”: Géo, un bimbo biondissimo di circa cinque anni, passa l’estate insieme ai piccoli amici sfidandosi a tuffi, fra lui e Eva c’è un amore nascente ma poi arriva una banda rivale dove c’è B. che li guarda di traverso. Primi slanci del cuore, rivalità, gelosie; gli adulti sono figure lontane, al centro ci sono bambini che ignorano ciò che fanno, ovvero cambiare tutto quanto li circonda con l’energia di un’età ancora inconsapevole delle convenzioni sociali. È questa libertà assoluta che guarda Dumont, ritrovandovi la libertà del suo fare cinema.

Due ritratti, due universi di storie in cui si riflette la contemporaneità. Protagonista di La stanza degli altri di Enrico Maisto è Mietta, una giudice milanese in pensione, amica di famiglia del regista. Mietta ha accolto in casa Ibu, un ragazzo senegalese, con la moglie e il loro figlioletto, acquistando poi un appartamento più grande per vivere insieme. Il regista filma negli anni questo tentativo di formare una famiglia, osserva la realtà mentre il film cambia con la vita. E abbandona la ricerca di risposte per avventurarsi nella rilevazione di quell’intreccio di poteri che determina gli equilibri di ogni relazione.

Bruno Bigoni insieme a Luca Schilirò raccontano in La Fata, Isabella, detta Isa La Fata, una mistress, che ha scelto il suo nome dopo la prima casuale esperienza come dominatrice. E entrano, senza giudizio, in un universo complesso, che è ancora spesso stigmatizzato o strumentalizzato realizzando il ritratto di una donna fra le contraddizioni del desiderio e delle nostre vulnerabilità.

È un esordio Domenica capitale (Genere domenicale) di Giovanna Giuliani, già attrice di teatro e cinema e cosceneggiatrice di Il buco, che realizza un’opera sospesa fra la prima persona, la performance, gli incontri con le sue protagoniste, due cattive maestre, grandi ascoltatrici capaci di dare la parola a chi manca. E così rivela come l’addomenicamento possa essere una condizione dalle varie accezioni: corporea, politica, creativa e comunitaria.

CONCORSO PROSPETTIVE

Il Concorso Prospettive, dedicato a registe e registi italiani fino ai 35 anni, è nato per mappare tendenze, inquietudini, curiosità, sperimentazioni delle giovani generazioni che scelgono oggi le immagini come mezzo di confronto col mondo. L’idea è un’esplorazione ampia, fatta di formati, durate, generi diversi, che nella selezione di quest’anno, composta da 21 titoli in anteprima mondiale o italiana, ha voluto includere programmi di “finzione”; un passaggio questo alla finzione già compiuto da autori e autrici di documentario di generazioni precedenti – come Leonardo Di Costanzo, Alina Marazzi, Pietro Marcello – che qui sembra al contrario essere un’ipotesi di partenza.

In Where Did You Sleep Last Night? Bagya D. Lankapura, regista e attore (Fuoriclasse 3; I fantasmi di Portopalo) di seconda generazione – i genitori sono srilankesi – in una Napoli molto reale, di problemi abitativi e marginalità, racconta un violento conflitto fra il protagonista, un ragazzo che soffre di sonnambulismo, e il padre.

L’on the road caratterizza Lucia di Marco Danesi, e One or Two Ways to Die di Pietro Coppolecchia. Il primo, nel vagabondaggio di due ragazzi alla ricerca dei biscotti da offrire a Santa Lucia per salvare la vista del nonno, mescola fantastico e vita di provincia. Il secondo segue una linea esistenziale, con due amici alla ricerca di un altrove – siamo in Messico – sospesi nel sogno di cambiare vita e nell’assurdità del caso.

Tra Haiti e la Repubblica Dominicana si muove Las Meninas, Lisaly Martinez, la regista, mette al centro un personaggio femminile migrante provando a restituirne frammenti di quotidianità che rimangono sempre invisibili.

Lo spazio della prima persona è uno dei motivi narrativi ricorrenti. Con Noi Emiliano Negri esplora rapporti famigliari complessi con un gesto cinematografico esemplare: una madre e un figlio, lo stesso regista, mentre sono in macchina parlano, i loro volti però rimangono fuori dall’inquadratura, la videocamera “guarda” oltre il parabrezza, mentre unendo litigio e complicità affrontano le cicatrici di un vissuto che è universale.

La famiglia è il punto di partenza anche per Briciola!, l’autrice, Martina Bertuccio, riprende in mano i filmati della sua infanzia, e interroga sé stessa, lo sguardo degli altri e, soprattutto, il rapporto con sua madre.

Federica Bruschi in Sublimazione affrontando la propria esperienza, un incidente e le sue ferite, compone una riflessione sul trauma fisico come stato d’animo.

Degli archivi familiari sono il materiale prezioso su cui lavora Rebecca Picci: Buone vacanze Heidelberg restituisce la storia di due gemelli affetti da embriopatia da talidomide e gli interventi chirurgici che hanno subito per correggere la loro malformazione.

In una realtà di guerra, conflitto, futuro incerto, desiderio dei giovani di riprendersi uno spazio nel mondo, se fossero i bambini a rovesciare lo sguardo? Per rimanere insieme racconta l’invenzione di una resistenza alle scelte degli adulti, e un’amicizia assoluta. Diego Fossati lo realizza insieme a Giulia Brusco e alla dodicenne Claudia Poli, anche protagonista. I ragazzini prendono la camera e mettono il mondo sottosopra.

Un gruppo di giovanissimi è al centro di Sponde di Marta Morandini, anche scenografa (Ketticé; Diciannove), che segue alcune ragazzine nella loro esplorazione di un fiume, in una giornata estiva. Con eleganza formale ne cattura la grazia di una speciale immediatezza.

Il movimento ripetuto degli operai nella pratica quotidiana si trasforma in immaginario cinematografico: è l’intuizione che guida Piccola anatomia dei corpi al lavoro di Lucrezia Gazzola, Francesco Margaroli, Valentina Origgi, Yara Piras, mentre sulla ripetizione fra mito e presente lavora Asterione percorre in bici tutte le rotonde di Caravaggio, (BG), 24043 di Andrés Testa Herranz, Giacomo Colombo. Chiara Toffoletto sceglie per A Space Love Story Against Oblivion di lavorare sul Golden Record, il disco lanciato nello spazio, come racconto dell’umano, a bordo delle Voyager 1 e 2, nel 1977, interrogando il tempo e l’esperienza trasmissibile. Come Asterione è stato sviluppato all’interno del workshop di InvernoMuto – “Catch Me When I Fall”.

Se in Canti della specie – Un viaggio con Antonio Moresco Alessio Morello, Alice Solati, Andrea Zanichelli, Gaia Leva seguono lo scrittore nelle sue ricerche sulla fine dell’umanità, Ernesto Raimondi lascia incontrare l’umano con la tecnologia, in Lo scrittore di silenzi lavora con l’IA per ridare voce e memoria a una persona che una malattia ha privato della parola.

L’immateriale del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, che ricostruisce la devastazione dell’antica città, si scontra coi corpi di alcune persone di oggi poste di fronte al quesito: cosa faresti prima dell’apocalisse? Francesco Mastroleo in Non è la fine del mondo gioca fra esperimento e sentimento della catastrofe.

Da un laboratorio con adolescenti di più licei, coordinato dal regista Riccardo Palladino – insieme a Fabio Bobbio, Francesco Clerici, Filippo Ticozzi – nasce Nel bosco (presentato Fuori concorso): una raccolta di quattro piccoli film che inventano storie a partire dall’immagine suggerita dal titolo.

Anche Un quartiere che ripensa il suo futuro, è stato realizzato in un workshop ideato da Francesco Manzato: Maya Salvini, Francesca Viapiana, Alessandro Pigliapoco, Gigi Tufariello girano a Corvetto, il quartiere milanese oggi. Gli incontri parlano di gentrificazione, marginalità, case che mancano, stereotipi mediatici. Un’“Agenda Milano” della città oggi.

MODERNS

La sezione che prova a scompigliare le regole, mescola passato e presente del cinema, cercando quelle linee di continuità, o almeno di trasmissione, fra le esperienze cinematografiche più indocili, sia in Italia che altrove, fra l’underground per vocazione e la natura exposed delle immagini. Quel che insegnano due sperimentatori, autori di un cinema italiano fuori norma, quali Francesco Ballo e Tonino De Bernardi.

Di Ballo scopriremo cinque piccoli film muti – Il verde del mare; Seguendo 876; Milano e la notte; Esperimento 458; Sentire – che esplorano il ritmo, la luce, il movimento nel paesaggio di Milano.

Andata ritorno di Tonino De Bernardi, co-regia con Alberto Momo, è invece una serie: cinque capitoli che narrano un allez-retour fra morte e vita, di cui il regista è protagonista seguendo quella linea di una prima persona collettiva che attraversa tutta la sua opera. Filmare sempre, anche in ospedale, è un atto di resistenza e di amore, circondato dalla sua meravigliosa famiglia allargata di figli, nipoti, compagna, amici, amiche. Fuori dalla finestra le montagne. Dentro la stanza le voci di una vita, le immagini di una filmografia che se ne nutre passo dopo passo, in un flusso inseparabile. In programma il primo capitolo: Senza fine.

Gli anni Settanta e la lotta armata, il fascismo e le stragi di stato: la storia d’Italia che continua a non trovare una rappresentazione. Mario Blaconà e Federico Frefel in Lo spirito del vento cercano un confronto che è anche cinematografico. Tra le citazioni di Toni Negri e di Pasolini, entrano le parole di Francesco Bellosi, detto Cecco, militante di Potere Operaio, poi nella lotta armata e Br. Il 68, le scelte di allora, Piazza Fontana: le immagini scavano nel tempo, uniscono tensioni, violenze, senza illustrare le parole. Un dispositivo che è quasi un laboratorio aperto nella Storia e nel presente.

Ragazze, sirene terrestri, incantamenti marini, Maria Guidone con Frammenti terrestri offerti alla luce crea una immagine queer fra cinema sperimentale e immaginario mitologico, che narra il desiderio e i mutamenti infiniti della vita.

TEATRO SCONFINATO

Un doppio programma per la sezione che esiste per dar conto di quegli sconfinamenti che rendono possibile uno spazio aperto e pionieristico d’interferenze. Due figure della scena italiana che ne hanno radicalmente mutato, da prospettive diverse, l’orizzonte: Motus e Armando Punzo.

L’esperienza del teatro inaudito di Punzo, nato nel luogo in cui infuria il dramma sociale, tra le sbarre d’una prigione, quella di Volterra nel 1988, dove con un gruppo di detenuti-attori, ha dato vita alla Compagnia della Fortezza, viene ripercorsa da Elsa Amiel in Dentro. Il film entra in un quest’utopia realizzata, che è stata capace di trasformare il luogo del male – quel male che non si può/non si vuole mostrare – in un teatro.

“Creature inconciliate” sono al centro di [ÒDIO], film-incontro realizzato da Motus, Daniela Nicolò e Enrico Casagrande, come conclusione di una lunga ricerca teatrale nata dal confronto tra Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley con le urgenze e le sollecitazioni del presente. Protagonisti sono gli adolescenti, i più esposti alle violenze della società, fra Rimini, Roma, Amburgo li ascoltiamo parlare di “odio”, ogni risposta è un mondo. Il nostro.

LA LOCANDINA E LA SIGLA DI FILMMAKER

La locandina e la sigla di Filmmaker 2026 sono opera dell’artista visiva Beatrice Favaretto.

Filmmaker è realizzato grazie a Ministero della Cultura-Direzione Generale Cinema e audiovisivo, Comune di Milano, Università degli Studi di Milano, Forum austriaco di cultura, Careof, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, Start.srl e con la collaborazione di Fuori Orario, Arcobaleno Film Center, Cineteca Milano, FilmTv. Filmmaker Festival è associato di Milano Film Network insieme a Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, Festival MIX Milano, Invideo, Milano Film Festival, Sguardi Altrove Women’s International Film Festival, Sport Movies & TvFest. Filmmaker Festival è membro di AFIC (Associazione Festival Italiani di Cinema).

ABBONAMENTI | BIGLIETTI | CATALOGO

Abbonamento Intero 35€ | Ridotto 30€ | Sostenitore 100€

Biglietto d’ingresso 8,50€

Catalogo 5€

I LUOGHI DEL FESTIVAL

Arcobaleno Film Center | Viale Tunisia, 11 | Milano

Cineteca Milano Arlecchino | Via San Pietro all’Orto, 9 | Milano

Cineteca Milano Mic | Viale Fulvio Testi, 121 | Milano

NABA, Nuova Accademia di Belle Arti | Via C. Darwin, 20 | Milano

INFORMAZIONI

Associazione Filmmaker

Tel. 02 49445934 – segreteria@filmmakerfest.org

Web: filmmakerfest.com

Facebook: FILMMAKERFESTIVAL

Instagram: @filmmakerfest

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